28 Luglio 2010

Antonio Polselli


La cultura come spazio di libertą

Gli intellettuali non devono rinunciare a coltivare «l'intelligenza degli umili», ad essere modesti interpreti del nostro tempo, consapevoli di compiere in questo modo un'azione sociale utile


Non č difficile sentire e raccogliere il grido di dolore di Mauro Cascio leggendo «Il prezzo della libertą». Oggi la cultura non č seguita, incoraggiata se non da pochi, perchč la stragrande maggioranza guarda con sospetto a uomini e donne che amano la cultura, che seguono e si adoperano per la cultura. Qualcuno penserą: ma che cosa sarą mai la cultura ? Che significa essere una persona colta? Certamente č sapersi porre delle domande di senso, essenziali per ogni essere umano: chi siamo, che senso ha la vita, quali sono i valori sui quali si basa la nostra esistenza, qual č il destino che ci aspetta. Cultura č saper leggere se stessi, gli altri che ci circondano, sapersi relazionare con le persone con le quali si ha a che fare. Cultura significa saper essere contemporanei al proprio tempo e quindi saper interpretare (almeno provarci) la realtą sociale, politica, culturale nella quale si č inseriti. L'uomo di cultura, o che aspira ad essere colto, spesso soffre di solitudine esistenziale, sovente č molto indignato per le quotidiane ingiustizie di ogni tipo che si vedono in tutti i settori della vita umana. Si interroga costantemente sul valore del bene e del male, della veritą e della menzogna, della giustizia e del crimine diffuso, gratuito, sull'individuo e sulla societą, su come conciliare il bene personale e il bene comune.
L'uomo di cultura č colui che non si piega alle mode passeggere ed effimere, che non vende il cervello con facilitą, che mantiene una sua indipendenza di giudizio e di critica costruttiva, che sa essere umile, che sa ascoltare, che sa vedere avanti, che ha lo sguardo lungo, che sa ribellarsi al momento giusto, che sa proporre progetti innovativi e costruire insieme ad altri, che sa e vuole "portare la lanterna al principe e non reggergli dietro il mantello" come diceva Emanule Kant.
Colto č colui che ha il coraggio di dire la veritą (la sua), difenderla, confrontarla, metterla in discussione, superarla se necessario . L'uomo di cultura, spinto e sorretto da motivazioni ideali, cerca di ragionare sapendo che chi ragiona con la propria testa, nella societą di oggi, fa fatica a farsi ascoltare, a mantenere atteggiamenti di dignitą.
Comunque, caro Mauro, non rinunciamo, nonostante tutto, a coltivare "l'intelligenza degli umili", ad essere modesti interpreti del nostro tempo, conasapevoli di compiere in questo modo un'azione sociale utile.

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