28 Luglio 2010
Antonio Polselli
La cultura come spazio di libertą
Gli intellettuali non devono rinunciare a coltivare «l'intelligenza degli umili», ad essere modesti interpreti del nostro tempo, consapevoli di compiere in questo modo un'azione sociale utile

L'uomo di cultura č colui che non si piega alle mode passeggere ed effimere, che non vende il cervello con facilitą, che mantiene una sua indipendenza di giudizio e di critica costruttiva, che sa essere umile, che sa ascoltare, che sa vedere avanti, che ha lo sguardo lungo, che sa ribellarsi al momento giusto, che sa proporre progetti innovativi e costruire insieme ad altri, che sa e vuole "portare la lanterna al principe e non reggergli dietro il mantello" come diceva Emanule Kant.
Colto č colui che ha il coraggio di dire la veritą (la sua), difenderla, confrontarla, metterla in discussione, superarla se necessario . L'uomo di cultura, spinto e sorretto da motivazioni ideali, cerca di ragionare sapendo che chi ragiona con la propria testa, nella societą di oggi, fa fatica a farsi ascoltare, a mantenere atteggiamenti di dignitą.
Comunque, caro Mauro, non rinunciamo, nonostante tutto, a coltivare "l'intelligenza degli umili", ad essere modesti interpreti del nostro tempo, conasapevoli di compiere in questo modo un'azione sociale utile.








