27 Luglio 2010

Mauro Cascio


Il prezzo della libertà

L'importante è non far parte di nessuna famigliola culturale. Perché la cultura, a Latina, è questo: una cricca, una consorteria per tirare meglio la giacchetta agli assessori


Io alle cose sciocche sono abituato. Basta seguire la politica, che trovo più diseducativa della Pupa e il secchione e del Grande Fratello. Mi ritengo un liberale quasi anarchico, deluso, come sanno i miei quattro lettori, da questa democrazia, e deluso dalle sciocchezze della destra, come dalle sciocchezze della sinistra, passando per il centro, per il sopra e per il sotto. Uno dei limiti di chi ha una visione settaria delle siocchezze politiche è ritenerti un avversario, non appena osi dare letture diverse del reale. Così a destra sono un comunista, a sinistra sono un fascista, al centro sono un anticlericale e finisce che alla fine sto sul cazzo a tutti. È come non far parte di nessuna famigliola culturale. Perché pure la cultura è cricca di quartiere e consorteria. Tutti assieme per tirare meglio la giacchetta all'assessore. Anche qui l'importante è stare fuori. È il prezzo della libertà. Quella vera. Perché a predicare indipendenza, dopo essere stati a libro paga di tutti i potenti, ci vuole veramente molto poco. Per dirsi liberi non bisogna avere né antipulci né collari. Se hai antipulci, collare e cuccia tutti lo capiscono che sei un cane. Pure se non abbai. E la tua libertà finisce dove finisce il guinzaglio o la catena. Io vorrei lettori insofferenti alle sciocchezze, che trattassero le volpi da volpi e la carta da parati da carta da parati, cioè come una cosa vecchia, che dura solo nel cuore. Voglio lettori anarchici e fuori dagli schemi che se ne fottano della destra, della sinistra, del sopra e del sotto. Interessati alla Cultura e alla qualità, e non alle ceramiche e ai massaggi shiatsu. Gli altri si diano pure ragione tra di loro. E continuino pure a dare da mangiare ai cani, agli squali e agli sciacalli.

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