26 Luglio 2010

Serafino Ettore Manias


De Profundis Mondadori

Ha chiuso in un giorno qualsiasi di un mese qualsiasi. Forse se ne è andata per il caldo. O forse per dignità, per non dover sopportare oltre quell'insofferenza e quella sufficienza dei pontini nei riguardi del libro


Un triste lutto ha colpito la nostra città, la notizia ha riecheggiato nei centri commerciali, nei pub e nei locali dove i giovani si ritrovano prima di andare in discoteca, addirittura un gruppo di adolescenti ha deciso in forma di rispetto di non accendere la playstation...
Ci eravamo conosciuti una mattina di trent’anni fa, credo di ricordare. A farci incontrare fu mia zia e di questo non smetterò mai di essergliene grato. Poi io mi trasferì in un'altra città e non ci incontrammo più fino agli anni delle medie, le nostre frequentazioni erano assidue ed appaganti, dal nostro primo incontro ne ho tratto grandi benefici letterari che mi hanno portato ad amare i libri e tutto ciò che di misterioso ed affascinante circonda ogni storia, inventata o meno.
In genere ogni bambino vive delle esperienze che in seguito lo formeranno, ricordi che porterà dentro di sé per sempre e che riscoprirà in età adulta. A Latina purtroppo nessun bambino potrà ripetere l’esperienza che ho vissuto io trent’anni fa. Ora è il momento dell’addio.
L’appuntamento è solenne, irrinunciabile e doveroso della nostra presenza. Arriviamo alla spicciolata, in maniera disordinata di tempo e di spazio, Cascio è il primo, a piedi, per l’occasione indossa un doppiopetto che lo fa’ somigliare a Vinicio Capossela. Si avvicina con lo sguardo fisso e deposita un giglio sul marciapiede, nelle cuffie dell’ipod suona la nona sinfonia di Beethoven in forma di rispetto. Memi, cosi come molti altri, passa con la sua auto, volge lo sguardo e suona il clacson. Campagna per l’occasione ha deciso di tagliarsi la barba e nello stesso istante in cui transita ha anche deciso di farsela ricrescere… Non lascia nulla, nemmeno un pensiero, con la sua espressione da simpatica canaglia si volta di scatto. Pensa, che in fondo la vita è un’evoluzione e se le cose sono andate così, ci sarà stato un motivo valido. Tutta la città rende onore a questo triste lutto, persino il sindaco era stato invitato a presenziare, ma… l’amministrazione comunale di Latina al momento era assente, e il sindaco non si è fatto vivo… Qualcuno aveva anche pensato di chiamare un prete, ma qui serviva un esorcismo, piuttosto che una benedizione e monsignor Milingo non era purtroppo disponibile…
Nei mesi scorsi ci siamo incontrati diverse volte, abbiamo preso aperitivi, parlato di cultura, “cazzeggiato” e presentato libri, spesso davanti ad un drink ma ora non sarà più possibile.
Eppure era incastrato nella via dei giovani, dove se passi tra le sei del pomeriggio e le otto di sera, ti sembra di essere a Calcutta, ma se per caso riesci a trovare parcheggio e ti fermi verso l’una in uno dei 19 locali a prendere un caffè, ti senti completamente immerso nelle Ramblas di Barcellona… Ma non era il posto ad essere sbagliato, no, era la gente, la massa di questa città non sente più il bisogno di leggere, figuriamoci di comprarne uno di libro.
Quando quasi trent’anni fa, mia zia mi portò nella libreria Mondadori a Milano, io rimasi a bocca aperta, il profumo d’inchiostro, le pagine patinate sembrano ricordi di un’epoca molto lontana andata ormai persa nella memoria di pochi nostalgici, nell’occasione, il primo libro che mi regalò fu Moby Dick.
Quando qualche anno fa rientrai in un’altra libreria Mondadori proprio a Latina, nella mia città, fresca di apertura, il ricordo di quel giorno riaffiorò con notevole piacere da parte mia, ma ora è tutto finito; ringraziamo Nunzio che in questi anni ci ha provato ed anche tutti gli altri che come noi poveri illusi, lo abbiamo sostenuto con le nostre iniziative letterarie, ma la legge di mercato dice che se vendi sei sostenibile, altrimenti devi chiudere e la libreria Mondadori a Latina ha chiuso, in un giorno qualsiasi, in un mese qualsiasi, ma in un periodo che ha delle connotazioni uniche e purtroppo per certi versi drammatiche. Ora al di là dello scherzo e della provocazione, non me ne vogliano i “ben pensanti”… le librerie presenti nel centro di Latina si possono ormai contare su le dita di due mani, ogni tanto ne sparisce una, che non viene mai più rimpiazzata. Spero che la nuova amministrazione comunale che si insedierà dopo le elezioni che si svolgeranno tra un anno circa, tenga conto di quanto si stia perdendo. Nel frattempo passerà un altro anno e non ci resta che sperare che le altre tengano duro.
Voglio lasciarvi con un pensiero che potrebbe essere utilizzato dal ministero dell’istruzione in un prossimo spot, “ immaginate di essere seduti sul vostro divano, vi trovate di fronte alla vostra libreria del salotto, ci sono i vostri libri sistemati in ordine, bene, immaginate ora che all’improvviso uno ad uno i vostri volumi inizino a sparire ed ogni volta sempre per lo stesso motivo, esattamente un secondo dopo che in Italia una libreria ha chiuso per sempre”. «Trent’anni fa un bambino entrò per la prima volta in una libreria, ora quel bambino scrive romanzi». A presto e buona vita.

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