23 Luglio 2010
Gian Luca Campagna
Una fantastica vacanza. A casa
Un posto esclusivo, in una terra dove mare e laghi si sovrappongono, dove le paludi salmastre sono romantiche e nostalgiche, dove i pescatori rientrano la sera al tramonto e improvvisano un mercato del pesce a prova di Guardia di Finanza

Beh, trascorrerò le vacanze in un posto esclusivo, in una terra dove mare e laghi si sovrappongono, dove le paludi salmastre sono romantiche e nostalgiche, dove i pescatori rientrano la sera al tramonto e improvvisano un mercato del pesce a prova di Guardia di Finanza... «Troppo generico», insiste. E già. Mo’ ti sistemo io. Allora provo a raccontarle la mia giornata tipo: sveglia alle 7, corsa e palestra per necessaria manutenzione fisica, massaggi dalla dormiente di turno, poi nella mansarda baciata dal sole caldo con concerto di gattina infastidita ecco la colazione con marmellate di visciole che sanno veramente di visciole, pane tostato di due giorni e ricotta appena portata dalla vaccara ululante. «F-fantastico», mi fa. Poi, arriva lo choiffeur di rango e mi porta i quotidiani fragranti più il ticket per il lettino e l’ombrellone in spiaggia con vista monte rigato da autentica macchia mediterranea, grattachecca pantesca all’orzata a metà mattinata, tintarella e partitella di racchettoni con bimbo biondo e pestifero della modica durata di tre ore circa più recupero e calci di rigore annessi calciati con la suddetta pallina con porta larga nove metri. Pranzo con anguria salata e melone farcito. Sauna al resort e giochi di gruppo sfoltendo la siepe del giardino per strappare un ticket d’ingresso per la cena; caffé (ristretto) al bar del centro cianciando con i vip del posto, aspiranti vip e presunti tali; visita guidata all’area archeologica per stendere un testo adeguato, match all’ultimo sangue con vipera del posto, sberleffi e battibecchi con contadina poco propensa alla gita, insulti con automobilisti villani. Sfilata lungo gli ampi (perché vuoti) marciapiedi del centro, naso incollato alle vetrine dai prezzi impossibili, mani rigorosamente in tasca e pensieri avvolti nella nebbia, occhiate fugaci e sorrisi imbarazzanti (e imbarazzati). Seconda sauna della giornata davanti a grigliata di fortuna a base di cagnolicchi e rosmarino, dessert a base di more annegate nello zucchero. Birra (vilmente commerciale) ghiacciata all’esclusivo resort su un lembo di spiaggia e movimento lento e compassato del bacino. Decibel tollerati fino a un certo orario, poi la conta delle stelle e alla nona cerveza si chiama il time out, direzione talamo. E lei: «Ma che posto fan-ta-sti-co: cavo, domani avvivo...».








