31 Ottobre 2008
Diana A. Harja
Mailat, il dramma oltre la giustizia
Moderate considerazioni dietro quello che all'apparenza è un banale caso di cronaca, buono solo per i giornalisti più scarsi dei giornaletti popolari
Si è fatta giustizia, Mailat è stato condannato… Ma… oltre i fatti ci sono i dramma dei personaggi.
La madre di Mailat, vedere i suoi occhi in Tv. Non è voler bene anche a Caino, ma è un cuore di madre che non vuole, che non può accettare che il figlio potrebbe essere un assassino spietato.
Perché i genitori riescono a perdonare tutto ai figli e sono gli unici.
“Che lo condannino ma almeno lo portino in Romania, così ogni tanto riesco a vederlo,” dice la madre.
Sì, niente di più, solo vederlo.
È un anno da quando Mailat è stato arrestato, un anno in cui una madre non è mai riuscita a vedere il proprio cucciolo. Perché per lei, per quella donna Romulus rimane sempre il suo cucciolo.
C’è l’amore materno che va oltre ai fatti, oltre le possibilità di capire, è l’umanità dietro persino ai criminali. Non parlo dell’umanità di Mailat (su questo non voglio dare giudizi), ma di quella che l’ha portato in grembo, di quella che l’ha visto crescere, per poi vederlo dietro le sbarre.
Forse anche lei, come tutte le madri del mondo, avrà sognato un futuro, un bel futuro per il figlio. E poi, però, l’ha visto sul giornale e sulle tv, descritto come un mostro, lapidato dalla gogna mediatica. Si è ritrovata addosso le telecamere, i giornalisti che anche se non così palesemente gli rimproverano che ha fallito come madre. Che gli chiedono come l’ha cresciuto. Lei lo difende, dice che lui non è colpevole. Tenta di trovare spiegazioni. Prega. Tutto in vano.
Dall’altra parte c’è però il dramma dell’ammiraglio, del marito di Giovanna.
Uno impegnato a difendere il suo Paese. L’ha fatto per scelta, perché crede che sia giusto.
Ma poi si ritrova da oggi a domani che la moglie è stata assassinata e lui non c’era a proteggerla. L’avrà amata, le avrà voluto bene e quindi non solo è stato privato di un affetto ma anche della sua mascolinità, del suo amor proprio in qualche modo.
Mi metto nei suoi panni: io lotto per difendere il mio Paese e non riesco a difendere mia moglie.
Immaginate un po’ la rabbia che deve sentire dentro, la frustrazione, le mille domande, i mille “se”.
E se quel giorno l’avessi accompagnata, e se quel giorno io fossi stato accasa, se…
Tutti i “se” che il tempo non cancella, tutte le colpe che ci addossiamo in questi casi.
Gli hanno riconosciuto 500.000 Euro di danni, ma non basterebbero altrettanto miliardi per cancellare la sofferenza, la mancanza della moglie.
Avrebbe capito una malattia, avrebbe capito un incidente, ma questo no…
Ed allora, dietro le parole, dietro le sentenze c’è un mondo. Un mondo in cui persiste l’umanità. Un mondo a colori, dove il bianco ed il nero delle sentenze viene riempito di tanti altri colori, di tanti sentimenti.
Anche solo per questo, qualcuno dovrebbe pensare prima di commettere un omicidio.
Pensa ai tuoi genitori, pensa alla tua famiglia, pensa alla famiglia dell’altro prima di commettere un gesto irreparabile. Perché loro davvero non c’entrano niente.









