Economia

Latina. Agricoltori in ginocchio. Claudio Fazzone: «Oltre a contare i danni siamo stati anche beffati da un’informazione poca attenta al settore»

01/02/2002

Le temperature polari e la siccità di gennaio hanno rovinato le colture facendo contare
danni ingenti. Insomma, è un mezzo disastro. A completare l’opera ci ha pensato però la
cattiva informazione degli organi di comunicazione nazionale e trasmissioni televisive
popolarissime come «Porta a Porta».

«Personalmente esprimo seria preoccupazione perché la situazione è grave e gli animi non
sono affatto tranquilli», dice Claudio Fazzone, presidente del consiglio regionale.
«Da una parte c’è una situazione oggettiva di avversità climatica,
dall’altra la pressione della polemica dei consumatori contro la lievitazione dei prezzi di
vendita.
I primi a dover fare i conti con una situazione che non trova precedenti negli ultimi anni
sono i produttori agricoli.
I coltivatori sono alle prese con una serie incredibile di avversità. La siccità ha fatto
abbassare le falde acquifere e questo ha creato enormi difficoltà per l'irrigazione delle
colture. Il gelo ha fatto il resto azzerando praticamente le produzioni, anche quelle protette
in serra. Quelle poche che si sono salvate fanno registrare costi di gestione, a causa per
esempio delle spese per il gasolio del riscaldamento, di gran lunga al di sopra della media.
Va detto a chiari note che non sono certo i produttori a speculare su questa situazione.
Gli aumenti sono assolutamente giustificati dalla scarsità del prodotto.
Neanche possono essere messi sul banco degli imputati gli operatori commerciali. Non è stata
registrata alcuna speculazione. Dai dati ufficiali, emerge che le differenze di prezzo tra
la produzione e gli operatori commerciali si aggirano intorno al 10-15%. Una percentuale
assolutamente fisiologica, comune ad ogni altro periodo dell'anno.
Bisogna smetterla di buttare la croce addosso agli agricoltori, i quali rappresentano l’unica
realtà economica a non avere garanzie rispetto ad altre categorie che godono di interventi
quali la cassa integrazione e altri benefici che offrono tranquillità. I contadini rischiano
in proprio e troppo spesso perdono nella continua battaglia contro le avversità climatiche
ed economiche.
E che dire della concorrenza sleale perpetrata a livello di Unione Europea: Paesi extra-europei
che esportano nella Comunità grazie ad altri che "comprano" le loro produzioni. Stranezze che
portano Nazioni come la Grecia tra i primi produttori di ortaggi, pur non avendo terreni
pianeggianti.
Penso che vada garantita la trasparenza dei prezzi, della qualità e dell'origine dei prodotti
commercializzati con la "carta d'identità" degli ortofrutticoli attraverso la tracciabilità
dal campo alla tavola delle produzioni in modo che, al consumo, sia possibile riscontrare,
nonostante i diversi passaggi commerciali, i livelli qualitativi e l'origine del prodotto.
L'obiettivo è quello di attivare, sul modello di quanto è già stato fatto per la carne
bovina, un sistema di etichettatura che possa far conoscere sui mercati il percorso
dell'ortofrutta, dall'impresa agricola al banco del rivenditore, a vantaggio degli
imprenditori e dei consumatori.
Faccio mia la proposta della Coldiretti, per passare dall'emergenza alla programmazione che
si articola su quattro punti: patto tra imprese e consumatori su qualità e prezzi,
interventi strutturali per la modernizzazione, sostegno alle imprese agricole danneggiate
e monitoraggio affidato ad un Osservatorio istituzionale che riguardi i prezzi alla
produzione, all'ingrosso e al consumo in Italia e per il prodotto italiano nei principali
Paesi Europei, ma anche la verifica delle quantità, dei prezzi e più controlli sui livelli
qualitativi dei prodotti importati dall'estero, per i quali si sta assistendo ad una
crescente presenza nei mercati nazionali e sulle nostre tavole».

Mauro Cascio


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