Cronaca

C'era una volta una spiaggia. Cronaca di ordinaria erosione anche a Terracina, tra Porto Badino e Foce Sisto

25/08/2000

Le Telecamere di ParvapoliS ancora in azione. Nei manifesti che promuovono il turismo la chiamano “Riviera di Ulisse”, a memoria della prima visita turistica eccellente che il nostro litorale ricordi. Certo è anche una banalità dirlo, ma ai tempi dell’eroe omerico il litorale pontino senz’altro era ben diverso. Di sicuro vi era abbondanza di spiaggia. Oggi non si può dire altrettanto. Le ultime ricerche scientifiche, in questi anni, dimostrano senza ombra di dubbio il fenomeno dell’erosione della spiaggia. I dati della Regione Lazio sono inequivocabili. La situazione del litorale laziale è drammatica, in sintesi dei circa 350 km di costa (compresi i 50 km delle sole Isole Pontine), ben 125 km (circa il 40%) sono in arretramento. La provincia di Latina è duramente colpita: dei suoi 120 km di spiaggia più della metà stanno scomparendo. In alcuni tratti, come quelli San Felice-Porto Badino o Borgo Grappa-Sabaudia, l’arretramento previsto è totale, del 100%. Le telecamere di ParvapoliS (nel servizio di Simona Ricci) hanno visitato una delle zone che più soffre il problema dell’erosione, il tratto di costa tra il Circeo e Porto Badino, confermando purtroppo le dichiarazioni rilasciate alla nostra testata, in un suo precedente intervento, da Ferdinando Parisella, consigliere nazionale di AN. I titolari degli stabilimenti balneari terracinesi chiedono che non sia fatto il nome della loro attività: «Se diciamo chi siamo, da noi non ci viene più nessuno». Non gli si può dar torto. Un giornalaio di Porto Badino dice che una ventina d’anni fa, quando lui era bambino, andava lì al mare e avevano una sessantina di metri di spiaggia a disposizione. Oggi non rimane granché. Questa esperienza la vive tuttora il titolare di un camping da circa mille posti. «Ci chiedete quando abbiamo iniziato a percepire il problema erosione? – parla il proprietario – Prima di noi se ne sono accorti i nostri clienti abituali. Vi potete rendere conto da soli sulle presenze che ho, ad oggi ho circa trecento ospiti. Cerchiamo di inventarci qualcosa per non perdere almeno i clienti più affezionati. Andatevi a fare una passeggiata fino alla nostra spiaggia e verificate di persona. Anzi adesso siamo riusciti a migliorare la situazione». Lo spettacolo è davvero desolante. Dall’ingresso nella spiaggia al bagnasciuga ci sono meno di dieci metri, e tutti in pietrisco. Gli animi si riscaldano quando si tocca il tema dei rapporti con l’amministrazione pubblica, le bocche parlano con delle smorfie che fanno capire tutto. Risalendo verso Latina, la situazione non migliora. Addirittura qualcuno ha rischiato di rimetterci per sempre la propria attività. Era metà settembre del 1998 quando una violenta mareggiata, oltre a far sparire il tratto di spiaggia antistante, lesionò addirittura le strutture murarie dello stabilimento balneare Boca Chica. «Ce la siamo proprio vista brutta – racconta Umberto Nodale, il titolare – Per fortuna con l’aiuto della Regione Lazio siamo riusciti a risolvere il problema. Lo dico con tutta sincerità, siamo stati testimoni della correttezza politica e amministrativa. L’allora assessore regionale Michele Meta venne da noi a fare personalmente un sopralluogo e promise che, vista la gravità e la pericolosità della situazione, avrebbero risolto tutto nel giro di poco tempo. Così è stato. Da rimanerne stupiti per la velocità. Ad oggi l’intervento di ripascimento eseguito è rimasto, anche se poi siamo dovuti intervenire noi, con un contributo personale, aggiungendo altra sabbia. Insomma le nostre tre file d’ombrelloni le gestiamo». Magra consolazione. In una foto del 1991, una ripresa aerea dello stabilimento, si contavano ben sette file d’ombrelloni. Come si dice… di acqua n’è passata. Portandosi via anche la spiaggia.

Redazione ParvapoliS



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