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Fabio Pantano espone con MAD al 52nd Jazz con il Giulio Bozzo Quintet

MAD Museo d’Arte Diffusa per "Latina Contemporanea" presenta Fabio Pantano in jazz•art exhibition (arte contemporanea e musica jazz) Con Giulio Bozzo 5tet “The Time Travelers” a cura di 52nd Jazz e Fabio D’Achille.

03/04/2022

Domenica 3 Aprile la 52nd jazz ospiterà sul palco di "Lavori in corso" il quintetto guidato dal trombettista Giulio Bozzo, una giovane formazione composta perlopiù da musicisti della nostra zona, ma già apprezzatissima nell’ambito del panorama jazz.

Il Giulio Bozzo 5tet “The Time Travelers” presenterà un'elaborazione personalizzata di famose composizioni di Woody Shaw e Roy Hargrove, con composizioni inedite radicate nel complesso linguaggio del post-bop. Concerto e mostra ore 18,00 “Lavori in Corso” Via Custoza, 2 Latina.

Line Up: Giulio Bozzo, tromba e flicorno; Eugenio Varcasia, sax alto;
Gabriele Mizzoni, pianoforte; Flavio Bertipaglia, contrabbasso; Federico Chiarofonte, batteria.

“A caratterizzare la sua produzione, una tecnica estremamente materica e sperimentale, quasi un’ibridazione tra la pittura e la scultura. L’opera di Pantano, infatti, si presta non solo all’osservazione e alla percezione visiva: si tratta di opere che più che guardate vanno “percorse” ed esplorate con la vista e con il tatto, per apprezzarne le qualità materiche e l’attitudine esuberante e ludica, a tratti ironica, grottesca, cinica. Come un flaneûr – termine caro al poeta Baudelaire, con cui indicava un uomo curioso che passeggia tra le vie cittadine – Pantano percorre in lungo e in largo la dimensione urbana e i suoi confini, raccoglie e classifica gli oggetti di quella che lui ama definire una «società d’uso». La ricerca per realizzare le proprie opere è simile a una battuta di caccia in cui l’artista infine recupera i materiali più disparati: plastiche, resine, reti metalliche, ferro e ghisa, tessuti, carte, e altri elementi che vengono modificati e plasmati dall’artista per dar forma a figure sospese tra l’immaginazione e la realtà, successivamente dipinte ad acrilico e smaltate. 

Pantano fa propri materiali prima abbandonati come rifiuti, pezzi e scarti considerati di poco conto, li fa tornare in vita dandogli nuova funzione estetica e lascia che essi guidino o influenzino il momento creativo, pur riservando spazio all’improvvisazione e alla sorpresa: gli elementi, infatti, spesso mutano nel tempo reagendo all’ambiente o semplicemente consumandosi. Il risultato di questi assemblaggi e manipolazioni sono opere tridimensionali, che sfondano i margini delle tavole e delle cornici come a varcare la soglia tra immagine e realtà, e come se avessero vita propria. (...) 

Il linguaggio artistico di Pantano è dunque estremamente fisico, e non racconta solo l’idea di una metamorfosi e di continuo movimento della materia pittorica, ma anche quella di corpi viventi o vissuti, di uomini e donne reali o fantastici, di folle, vizi, capricci e presagi a volte apocalittici. (...) 

Filo conduttore di tutta la sua produzione, l’animata ricerca di una forma instabile e sempre personalissima, frutto dell’incontro e scontro con la realtà circostante, che l’artista si diverte a esasperare, deridere, ribaltare, e che viene continuamente riformulata non solo attraverso l’arte visiva, ma anche attraverso la poesia e la scrittura. Una raccolta di carte accumulate negli anni, conservate con cura nella sua casa-studio, testimoniano un’inventiva fedele alla poetica degli oggetti e del quotidiano. C’è uno scritto di Pantano, L’oggettino trovato, che racconta la storia tragicomica degli oggetti da lui recuperati, che anche questa volta sembrano avere vita propria, chiedendo essi stessi l’intervento dell’artista”. (cit. www.zeldart.it testo critico Ilaria Monti)

Redazione ParvapoliS

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