Parva Editoriale

Ecco perché non possiamo fare a meno di Diego Fusaro

Abbronzato, belloccio, pop. Fa incazzare Di Pietro, La Russa e tutti i radical chic in blocco. Eppure bisogna dargli retta...

18/07/2018


Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo non appartiene al mio orizzonte culturale. Vedi delle persone marciare, andare da qualche parte, e sanno dove andare, hanno persino lo sguardo sicuro. Da dietro qualcuno scruta l'orizzonte, che è qualcosa di fermo, evidentemente. Non sappiamo se radioso, ma c'è. Davanti c'è quello che deve essere il loro leader, la giacca sulla spalla, accanto ha la donna, con un bambino in braccio. La marcia riguarda anche le nuove generazioni. La marcia è quella del proletariato, cioè il soggetto storico incaricato di una ‘Rivoluzione' contro un potere, il denaro, che non è invisibile, perché ha delle concretezze storiche, la fabbrica, lo sfruttamento del lavoro, cioè quegli ambiti in cui, eccoli i miei orizzonti culturali, c'è la dignità dell'uomo in gioco e dove ‘uguaglianza' rischia di essere solo una parola.
Perché quando c'è lo sfruttamento, il bisogno, non c'è uguaglianza che tenga. Perché i valori politici, civili se non hanno corpo e sangue, se non hanno presenza, sono cose buone per un bel discorso.
My Fourth Homage di Massimo Bartolini è il motivo per cui a Diego Fusaro bisogna dar retta, e non solo perché questa lettura in parallelo delle sue opere è la sua (dal suo ultimo libro, Storia e coscienza del Precariato). Il soggetto rappresentato è lo stesso di Pellizza di Volpedo, solo che qui non c'è nessuna marcia, non c'è speranza, non c'è nessun futuro all'orizzonte da scrutare. C'è solo un immediato presente di sconforto, ognuno silenzioso in sé, isolato. Non c'è la ‘coscienza' di una situazione. Semplicemente si sta, uniti e anzi imprigionati nel fango fino alle ginocchia. ‘Atomi' che non sono nemmeno più capaci di immaginarsi in cammino, verso un dove, verso un domani. 

Ecco perché non possiamo fare a meno di Fusaro: perché è un intellettuale, tra i pochi, che sa mettersi di traverso. Che non ha le letture di una parte sola, ma sa che con le letture di una parte sola, la destra, la sinistra, non ci interpreti il presente. Sa che quella guerra tra destra e sinistra è fatta di parole vecchie che non vogliono dire più nulla, che non significano, che non indicano. Solo solo suoni, che lasciano posto al gioco del nemico di ieri che è il grande vincitore dei nostri giorni senza ideologia: il Denaro, i Mercati, quella cosa impersonale, che sta lì, e non sai nemmeno dove, e ti regola la vita, ti condiziona, ti rende di fatto impossibile ogni libertà. A questo serve Fusaro, con tutta l'abbronzatura, a fare in modo che le parole possano tornare a dire finalmente qualcosa.

Mauro Cascio


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