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37thSnap, #terradiconfine

Enrico de Divitiis e quattro passi a Campo di Carne

03/03/2017

CAMPO DI CARNE (Aprilia) - Scendo dall'auto di Bruno e gli dico che vado a fare due foto per ammazzare il tempo. Lui sorridendo mi risponde: "Ma qui non c'è nulla da fotografare Enrico, comunque va bene, ci metto solo 10 minuti, ci rivediamo qui".

Mi avvio lungo la strada che dall'ufficio postale porta al cavalcavia, dritto, verso la vetreria ex Avir, le cui ciminiere sovrastano l'intero borgo. Un crocevia trafficato, una ferrovia a un solo binario, una stazione, una chiesa, qualche negozio ma sembra quasi un borgo fantasma.

Nessun marciapiede, nessun passante, nessun rumore. Un vecchio motorino smarmittato attira la mia attenzione: un ragazzino senza casco cavalca su una ruota un vecchio Piaggio senza targa.

Striscioni laceri e consunti mi fanno immaginare lotte per il mantenimento del posto di lavoro e per la difesa del territorio, battaglie contro il degrado e l'abbandono dovuto alla mala gestione o addirittura a istituzioni assenti.

Campo di Carne, terra di confine nel cuore dell'Agro Romano, fin dall'antichità teatro di guerre, come dice il suo toponimo. Nel 1944 fu scenario di una delle operazioni belliche più aspre e sanguinose e proprio qui si giocarono in parte le sorti dell'ultima guerra.

Luoghi vissuti, combattuti, lavorati e poi improvvisamente abbandonati che conservano un alone di ricordi in parte sbiaditi. Un quartiere di Aprilia lasciato a se stesso, destinato da sempre a essere luogo di grandi battaglie.

"Eccomi Enrico, ho finito. Allora, quante foto hai scattato?"

Enrico de Divitiis


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