Politica

Michele Forte rompe con l'Udc

In un momento storico in cui in molti prendono le distanze da Renzi, il senatore pontino va in direzione ostinata e contraria

16/09/2016

Fa strano che in un momento storico in cui tutti, a destra, come a sinistra, e persino all'interno dello stesso Pd prendono le distanze da Renzi e la Riforma schierandosi con il No al quesito referendario a cui saremo chiamati nei prossimi mesi, ci sia addirittura qualcuno che per il Sì rompe con tutto il suo passato politico. Ma è quello che è successo. In una lettera il sen. Michele Forte, indirizzata al Segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, spiega le ragioni dell'addio.

«Caro Lorenzo - si legge nel testo della missiva - dopo una lunga e attenta riflessione sono giunto alla decisione di lasciare tutti gli incarichi che ricopro nell'UDC. Si tratta di una scelta sofferta, perché ho sempre considerato questo partito non solo come luogo di ideali e di azione politica, ma anche come una comunità di amici, specie per chi come me è stato tra coloro che hanno contribuito a fondare prima il CCD e poi l'UDC, condividendone in questi ultimi 20 anni il destino nella buona e nella cattiva sorte, e avendo avuto il privilegio e l'onere di rappresentarlo per due legislature nel Senato della Repubblica.
Ma è una decisione altrettanto convinta: la gestione dell'ultimo Congresso e la successiva linea politica mi hanno portato ad esprimere tutte le mie perplessità nelle opportune sedi, senza che trapelassero all'esterno per non mettere il partito in ulteriore difficoltà. Ma la scelta dell'Udc di schierarsi per il No al referendum costituzionale mi ha definitivamente convinto del fatto che non ci fossero più i presupposti per condividere un percorso comune.
Nel corso di questa legislatura abbiamo sostenuto prima il Governo Letta, poi quello Renzi, sempre con l'obiettivo di contribuire a determinare quelle riforme che avrebbero messo Parlamento e Governo nelle condizioni di operare con incisività e rapidità, attraverso il superamento del bicameralismo paritario, un fardello che continua a condizionare pesantemente le capacità decisionali del nostro Paese». Peccato che questo significhi, tra le tante cose, perdità di sovranità e che la Riforma sia probabilmente funzionale alle richieste europee, che chiedono carne e sangue dei cittadini per renderli sempre più schiavi, sempre meno rappresentati e sempre più soli.

Giovanni Moretti


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