Politica

Francioni, tutte le colpe della politica

Intervento di Damiano Coletta, presidente di Rinascita Civile

19/08/2015

Secondo Damiano Coletta, presidente dell'associazione Rinascita Civile, sulla vicenda del Francioni i primi a doversi sentire legittimamente truffati sono i tifosi, in quanto tifosi e soprattutto in quanto cittadini.

È facile scadere nella demagogia quando si parla di calcio.

Se ci limitiamo al solo aspetto sportivo, quello vero, quello del campo, la squadra di calcio della città, al di là dei giudizi e delle opinioni sulla gestione, rappresenta da sempre un momento di aggregazione e di orgoglio per la comunità.

Ma credo, continua Coletta, che la vicenda dello stadio Francioni, con i suoi intrecci e risvolti, sia l'ennesima espressione della torbida gestione dell'amministrazione della nostra città, figlia della malapolitica e del perseguimento di interessi personali a danno di quelli della comunità.

Figlia di una classe politica che ha inequivocabilmente fallito.

Con il periodo di gestione di un funzionario prefettizio si tende a far dimenticare le origini dei guasti che sono sotto gli occhi di tutti, inscenando una pantomima dove si confondono cause ed effetti, dove chiunque abbia amministrato può presentarsi come salvatore della patria, fidando sulla memoria corta dell'elettorato.

Le stesse persone che hanno governato per anni si sentono ora vittime delle precedenti malamministrazioni e si sforzano di manifestare discontinuità rispetto al passato, cioè rispetto a loro stessi, in un processo di dissociazione che richiederebbe probabilmente approfondimenti clinici, se non fosse basato sulla malafede.

Il "cambio di destinazione d'uso" è stato lo strumento principe del malaffare nella nostra città, come rilevato dallo stesso Questore, con il suo corollario di favori e voto di scambio.

Ci hanno lasciato una città svuotata, priva di identità, dove non si ricorda neanche più il significato di "decoro urbano", vittima del malaffare e delle sue collusioni; questo non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.

Per chiudere una lunga fase oscura e voltare pagina, conclude Damiano Coletta, occorre scegliere di stare dalla parte di chi rispetta le regole, di chi pensa in termini di "noi", di chi ha capacità di vera rappresentanza politica perché ha una sua storia personale che la certifica, di chi vuole migliorare anche con lo strumento della trasparenza, annullando le distanze tra il "palazzo" e la città, spalancando le porte alla partecipazione attiva dei cittadini, trattando i cittadini stessi da protagonisti e non da sudditi, dando loro spazi ed occasioni di incontro, ripristinando le semplici regole del rispetto per il bene comune, affinché tutti si sentano parte della stessa comunità.

 

 

Redazione ParvapoliS


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