Politica

Francioni, interviene Di Rubbo

Secondo l'ex assessore ai Lavori Pubblici gli atti amministrativi parlano chiaro

24/07/2015

Questione stadio Francioni, interviene l'ex assessore ai lavori pubblici Giuseppe Di Rubbo.  "Per scelta personale e politica, afferma Di Rubbo, ho sempre ritenuto che in amministrazione parlino i fatti e gli atti , evitando di sovrapporre piani politici e amministrativi o peggio di fornire informazioni parziali o fuorvianti per ottenere vantaggi e visibilità.

E' sempre stata manifestata con atti amministrativi la volontà dell'amministrazione di realizzare un ampliamento della capienza dello stadio e coerentemente sono state svolte tutte le attività consequenziali: stanziamento delle risorse in bilancio; inserimento nel piano delle OOPP; attività tecniche ed amministrative per progettare e realizzare la tribuna.

Tale scelta politica è stata chiara sin dall'origine, non per fare un regalo a qualcuno, ma perché convinti che lo stadio èra ed è un patrimonio della città e la vicinanza della città alla squadra favorisce la crescita di valori di identità e socialità.

Proprio in quest'ottica, come previsto già dalle precedenti amministrazioni e ribadito in tutte le sedi dalle forze politiche ( proprio in sede di discussione nell'ultimo bilancio il PD chiese di inserire tra le opere in progetto di finanza lo stadio) èra emersa la volontà di programmare, per il futuro, la delocalizzazione dello stadio, per la realizzazione di una struttura in grado di competere con le più grandi città italiane. Questa volontà è stata inserita nel piano particolareggiato R/3, evidenziando ancora una volta la colpa di aver realizzato le cose in programma invece di limitarsi a prometterle o annunciarle.

Una volta realizzato un nuovo stadio la volontà era quella di destinare quell'area ad eventi, manifestazioni e spettacoli, come riportato nelle relazioni dei progettisti, tale scelta di programmazione futura, non precludeva, nella volontà politica, il completamento dell'iter per l'ampliamento della gradinata, sia perché la procedura per l'ampliamento èra già avviata prima dell'approvazione del PPE, sia perché l'ampliamento della struttura ( con strutture metalliche di facile rimozione) èra compatibile con il futuro utilizzo dell'area per eventi e spettacoli.

Da un punto di vista squisitamente tecnico nelle tavole emerge una definizione dell'area come verde pubblico in luogo di verde pubblico attrezzato e quindi presumibilmente inidonea ad accogliere una tribuna, nonostante il progetto fosse stato regolarmente redatto e validato.

Come riportato dal Dirigente di allora e dal Segretario Generale, presumibilmente dopo aver sentito i dirigenti dei settori Interessati ed i tecnici incaricati, ai fini del calcolo degli standard non sussiste differenza tra verde pubblico e verde pubblico attrezzato. Per semplificare dire verde pubblico o verde pubblico attrezzato non permette la realizzazione di nuove costruzioni e quindi di favorire la realizzazione di palazzi e palazzine da destinare a chicchessia.

A ciò si aggiunga che : la la legge regionale chiamata Piano Casa, introducendo semplificazioni in termini procedurali, attribuisce al dirigente con Determinazione Dirigenziale la possibilità di modificare il diverso utilizzo degli spazi pubblici sempre per finalità pubbliche.

Riepilogando quindi:

- la volontà amministrativa di realizzare la tribuna è stata chiaramente espressa, così come la volontà di prevedere la delocalizzazione dello stadio e l'utilizzo dello stesso per area destinata a spettacoli ed eventi (quindi verde pubblico attrezzato);

- La tribuna è compatibile con il futuro utilizzo dell'area per eventi e spettacoli ( verde pubblico attrezzato);

- Le norme e le relazioni dei tecnici dicono chiaramente che l'area sarà destinata ad arena per spettacoli ed eventi ( quindi necessità della previsione di verde pubblico attrezzato);

- La modifica non incide sugli standard di piano;

- Esistono gli strumenti giuridici che rendono snelle le procedure per definire la problematica emersa attribuendo competenze tassative;

Nel rispetto dei ruoli e delle competenza , in primis della magistratura che svolge il proprio compito per l'accertamento dei reati , esistono tutti gli elementi per la risoluzione amministrativa del problema stadio, basterebbe una determinazione dirigenziale in cui si mettono in fila i fatti amministrativi e le conseguenti determinazioni.

Il semplice rinvio o la mancata assunzione di responsabilità o peggio ancora il giocare al " tanto peggio tanto meglio" non giova a nessuno e faremmo pagare un ingiunto prezzo ai tifosi ai cittadini ed alla città tutta. 

 

 

Redazione ParvapoliS


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