Cronaca

Parigi vista da Daniele, studente Erasmus - REPORTAGE FOTOGRAFICO

19/01/2015

Terribile la vicenda della strage di Parigi dello scorso 7 gennaio nella sede del giornale Charlie Hebdo. Non ci sono parole per manifestare lo sdegno nei confronti di chi disprezza a tal punto la vita umana da compiere un gesto di tal misura ma noi crediamo che le immagini di una città all'indomani del trauma -unita, solidale e partecipe- siano il modo migliore per raccontare la morte di dodici persone e il ferimento di altre undici.

Le foto sono state gentilmente inviate alla nostra redazione da Daniele, un giovane di Latina in soggiorno-studio Erasmus proprio nella Ville Lumière.

Daniele ha accompagnato le foto con queste riflessioni: «partecipare a questa manifestazione è stato molto emozionante. C'erano persone di tutte le età, anziani con bastoni e stampelle, donne con bambini nei passeggini, insomma un'anima sola abbracciata stretta e con un unico intento, dire no alla violenza e al terrorismo. Penso che l'unità e lo spirito patriottico del popolo francese, specialmente dei parigini, sia unico nel suo genere...sicuramente non hanno nulla da invidiare ad altri popoli e culture. Nell'aria non si percepiva paura ma ognuno era immobile, fianco a fianco, senza dubitare o sospettare di chi avesse accanto. Ogni due minuti si sentiva risuonare l'inno francese seguito da lunghissimi e corali applausi. Tanti guardavano dai balconi delle loro case la marea di gente in strada, partecipando con l'anima e il cuore a quel movimento di pensieri e sentimenti che guardava, unito, alla pace e al rispetto della vita umana. Tanti, soprattutto giovani, facevano partire continuamente canzoni inneggianti alla pace di autori come Bob Marley o John Lennon, cantate dai manifestanti...un'emozione fortissima, davvero. Il giorno nel quale si respirava maggiore tensione nell'aria è stato quello seguente all'attentato, l'8 gennaio, quando ogni angolo di strada ospitava un poliziotto, l'Università era letteralmente blindata; ricordo un momento in particolare che mi rimarrà dentro per tanto tempo, ero nel métro quando tra una fermata e l'altra il treno si è fermato, a metà percorso -in realtà questa cosa accade spesso quando c'è tanto traffico- e una signora di mezza età, accanto a me, già particolarmente tesa è diventata bianca in volto...anche io ero teso ma mi sono sforzato di sorriderle per alleviare la sua paura e quando il treno è ripartito c'è stato un collettivo sospiro di sollievo. Al momento la vita pare scorrere tranquilla ma la ferita di questo popolo si vede in ogni cosa, ancora troppo fresca e profonda».

 

Memi Marzano


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