Parva Editoriale

Storia della famiglia Corti

07/11/2014

Foto di www.ponzaracconta.it

Antonio Corti, stimato medico ponzese residente da anni a Latina Scalo, ci ha raccontato alcuni interessanti episodi riguardanti la sua famiglia.

Adamo Corti, anarchico fiorentino, fu costretto dallo Stato unitario a trascorrere un periodo di domicilio coatto a Ponza, dove lavorò come custode del cimitero. Giuseppe, uno dei quattro figli di Adamo, nato sull'isola nel 1894, si arruolò nella Marina Militare, nella notte dell'11 febbraio 1918, partecipò alla beffa di Buccari, annoverata dagli storici tra le imprese più audaci del conflitto. Al comando di Costanzo Ciano, all'azione parteciparono i M.A.S. 96 (al comando di Rizzo con a bordo Gabriele D'Annunzio), 95 e 94, rimorchiati ciascuno da una torpediniera e con la protezione di unità leggere. Dopo quattordici ore di navigazione, alle 22.00 del 10 febbraio, i tre M.A.S. iniziarono il loro pericoloso trasferimento dalla zona compresa tra l'isola di Cherso e la costa istriana sino alla baia di Buccari dove, secondo le informazioni dello spionaggio, sostavano unità nemiche sia mercantili sia militari.

L'audacia dell'impresa trova ragione di essere nel percorso di 50 miglia tra le maglie della difesa costiera nemica, anche se l'attacco non riuscì, dato che i siluri lanciati dalle 3 motosiluranti si impigliarono nelle reti che erano a protezione dei piroscafi alla fonda. Le unità italiane riuscirono successivamente a riguadagnare il largo tra l'incredulità dei posti di vedetta austriaci che non credettero possibile che unità italiane fossero entrate fino in fondo al porto, e che non reagirono con le armi ritenendo dovesse trattarsi di naviglio austriaco. L'impresa di Buccari ebbe grande risonanza.

Terminata la prima guerra mondiale, Giuseppe Corti lavorò come fanalista a Ponza, poi si trasferì a Gaeta, lì assunse l'incarico di comandante di un dragamine della Marina Militare, operante nel Golfo, in pieno secondo conflitto mondiale. Fu ricoperto da diversi encomi ministeriali per il suo comportamento audace; alla fine Corti ne ricevette così tanti che disse candidamente: "Avrei preferito un fiasco di vino".

Giuseppe morì nel 1967, a Gaeta, il 20 giugno, il giorno che si festeggia San Silverio.

Paolo Iannuccelli


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