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Alberto Pizzi secondo Iannuccelli

01/11/2014

Alberto Pizzi di derby tra Latina e Frosinone ne ha vissuti tanti, da giocatore, allenatore e spettatore. Nato a Parma nel 1945, originario di Gramignazzo, dove nella fornace dei suoi nonni sono stati preparati, ai primi del 900, i mattoni per costruire il campanile di San Marco a Venezia, arrivati in laguna su trasporto fluviale dopo il crollo che ha portato alla ricostruzione.

Alberto è ormai un pontino di adozione, essendo arrivato in città nel 1967, anche se ha conservato l'accento emiliano e non disdegna di parlare il dialetto delle sue parti. Il primo derby lo ha giocato nel 1968 in serie D, il 7 gennaio 1968, con risultato 0 a 0. Pizzi ha cominciato a giocare a Brescia all'età di 14 anni, con la maglia del collegio La Salle, per poi passare a Bisceglie, Bari, Latina e Cassino, per concludere la carriera a Latina con il tecnico Meucci, tanti risultati di prestigio grazie al suo modo di stare in campo.

Un grande e prestigioso successo contro i ciociari il Latina, guidato in panchina dal trainer Pizzi, lo ha ottenuto in Coppa Italia nel settembre del 1988 battendo al Francioni i canarini per due reti a zero, con reti di Cavezzi e Caso, arrivato dalla Lazio. L'anno successivo, sempre in Coppa, i nerazzurri si aggiudicarono il derby 2 a 0, con realizzazioni di Pepe e Parlato. Nel 1993, Alberto tornò ad allenare il Latina che vinse a Frosinone, dopo ben 33 anni, grazie a un gol provvidenziale di Monti.

"I nostri derby sono sempre stati molto accesi – ricorda Pizzi – vista la rivalità esistente tra le due tifoserie ma finiva tutto lì, sono rimasto molto amico con Brunello, Vacca, Salvatici, Del Sette, Fumagalli, ci frequentiamo ancora, una cosa bellissima che tengo a sottolineare. Le nostre partire erano sempre di alto livello, tra squadre di vertice, questo ha contribuito a dare un sapore particolare a tutte le sfide che abbiamo vissuto con passione trepidazione. Talvolta, siamo stati sfortunati, come nel 1969, quando, guidati da Francisco Ramon Lojacono, arrivammo secondi alle spalle del Frosinone, dopo una stagione meravigliosa. Avremmo meritato di più, giocammo un campionato di serie D stupendo, mostrando un calcio davvero bello e divertente".

La ricostruzione storica è la narrazione degli avvenimenti di rilievo nella vita sociale del club nerazzurro che si è caratterizzato per la potenzialità di favorire l'aggregazione e la ricerca di un'identità collettiva. Alberto Pizzi si è subito bene inserito nella comunità cittadina, ha aperto un'agenzia di assicurazioni, allenato diverse squadre di prestigio, tra cui la Turris, il settore giovanile del Campobasso è stato il suo fiore all'occhiello per molti anni, con viaggi continui tra Lazio e Molise. Tra gli hobby preferisce la caccia, non manca mai agli appuntamenti con i suoi amici più cari nelle trasferte nei paesi dell'Est Europa alla ricerca di selvaggina. Pizzi è presidente provinciale dell'associazione allenatori di calcio da molti anni.

"Il football occupa un posto di primo piano nella vita dei latinensi – prosegue Alberto -, rappresenta il patrimonio culturale, umano e sportivo degli uomini che, di generazione in generazione, sono stati protagonisti della storia del pallone, recuperando la memoria di un mondo in gran parte sommerso. Il classico derby con il Frosinone merita di essere riportato sempre alla luce".

Uno spaccato di vita cittadina che ha assunto una valenza sociale interessante, considerando il ruolo della squadra di calcio, al di là dell'ambito agonistico, quale emblema della ricostruzione nel dopoguerra e possibile simbolo d'identità collettiva, di unione delle nuove popolazioni di diversa origine.

Le vicende della compagine calcistica, rispecchiano più o meno fedelmente i cambiamenti della realtà socio-economica nel territorio che subiva notevoli mutamenti negli anni sessanta e settanta, ridisegnando la sua struttura produttiva e trovandosi di fronte a inevitabili scompensi, colpa della rapida e accentrata urbanizzazione ed accelerazione dei processi socio-economici, trainando la squadra di calcio e trasferendole la medesima volontà di crescita. Alti e bassi ma mai per il derby.

Paolo Iannuccelli


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