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Aspettando il derby...

"Latina aveva l'occasione per entrare nel mondo del grande calcio che sfuggì di un soffio"

31/10/2014

Paolo Iannuccelli

La rivalità tra pontini e ciociari è di lunga data ma non ha motivi salienti per essere giustificata, nasce solamente dal calcio e vivrà ancora a lungo nel mondo della pedata. In una giornata della primavera del 1966, il 15 maggio, il Frosinone pareggiò sul campo del Latina per 1 a 1, grazie a un goal da fuori area del "rosso" Graziani, un tiro a sorpresa che il portiere Carrus non riuscì a trattenere, scatenando polemiche a non finire. Poi realizzò una rete a favore dei padroni di casa Franco Carnevali ma non fu sufficiente per vincere. Carrus fu accusato delle peggiori cose ma nessuno fu in grado di dimostrare fattivamente qualcosa di illecito sul suo conto, solo illazioni e tanta delusione.

I ciociari - definiti canarini per il colore della maglia - volarono in serie C , i nerazzurri rimasero in D. Presidente onorario era Santino Palumbo, il costruttore per eccellenza, presidente effettivo Biagio De Pasquale, un ottimo medico specializzato in cardiologia, fratello di Enzo, notissimo regista televisivo.

I pontini schieravano: Carrus, Fermi, Verdini, Mommi, Gambini, Giacobbo, Crociara, Melloni, Guarniero, Carnevali e Zandri. Il tecnico era il cavalier Banchetti, apprezzato da tutti per aver condotto il Latina in quarta serie, un allenatore molto superstizioso tanto da indossare durante le partite di campionato i soliti calzini colore giallo, cosa che rimase a lungo nella mente dei tifosi. Al Comunale, in occasione del match-clou del Basso Lazio, furono allestite tribune supplementari in tubi Innocenti per aumentare la capienza, la tribuna coperta e quella scoperta non erano sufficienti per ospitare i tanti tifosi presenti al derby dei derby.

L'atmosfera era quella da ultima spiaggia, Latina aveva l'occasione per entrare nel mondo del grande calcio che sfuggì di un soffio. All'andata la partità fini 1 a1, il Frosinone schierò Benvenuto, poi diventato allenatore del Latina nel 1992. Nevio Giacobbo lasciò i nerazzurri per passare sulla sponda della Fulgorcavi, a Borgo Piave, in qualità di allenatore-giocatore. Poi arrivò Eugenio Fascetti a menare le danze in panchina e a vincere tanto.

È opportuno - altresì - rilevare che in quegli anni il legame tra calcio e politica a Latina, era spesso molto stretto, come d'altra parte a Frosinone. Un buon numero di alti dirigenti del Latina e del Frosinone calcio dava molto alla città in termini di passione, tempo e danaro investiti per il bene della squadra, riceveva in cambio dal palcoscenico calcistico visibilità e credibilità. La presenza nel mondo del calcio, sia pontino che ciociaro, era utile in relazione alla propria attività imprenditoriale, professionale, politica. Si rilevava intensa l'opera di alcuni sindaci e politici nel sostenere le società, specie nei momenti di grave crisi.

A Latina era in atto la tassa sul caffè, escogitata dal sempre presente vicepresidente Alfredo Loffredo, in piena sintonia con la potente Unione Commercianti, si rivelò un fatto inedito che servì alle casse sociali. Ogni mattina i proprietari dei bar versavano una percentuale dell'incasso al club nerazzurro, una sorta di azionariato popolare ante litteram. Latina è sempre arrivata prima - quasi in tutto -, precedeva ogni altra città d'Italia in fatto di idee e lungimiranza. In ogni modo, non mancavano i casi in cui l'impegno economico dei dirigenti pontini e ciociari rappresentava un semplice tributo alla passione sportiva e alla volontà di vedere primeggiare la propria città nel mondo del calcio, oppure un tangibile elemento di riconoscenza, sentito come una sorta di dovere nei confronti di una città che ne aveva decretato il successo.

Paolo Iannuccelli


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