Cronaca

Librerie, luoghi di cultura ed aggregazione

La storia di Ignazio Raimondo e Flavio Forghieri

19/09/2014

Una delle prime librerie di Latina è stata creata da Ignazio Raimondo, barese di Palo del Colle, comunista, confinato a Ventotene durante il fascismo, arrivato a littoria nel 1942. Raimondo, di professione tipografo, fu assunto dalla libreria Trisolini come commesso, dopo la seconda guerra mondiale ne divenne proprietario. La libreria di Ignazio, in via Eugenio di Savoia, ha rappresentato un vero e proprio salotto culturale della città, un punto di ritrovo di giovani intellettuali riuniti nel circolo culturale dedicato a Giovanni Verga. Un ambiente ricco di calore, dove si trovavano tutte le novità librarie, i classici, si discuteva di politica e letteratura. Raimondo era un uomo che riscuoteva stima e consenso anche da avversari politici come il camerata Tommaso Stabile. Ignazio teneva particolarmente alla cultura dei giovani, prestava loro libri che quasi mai tornavano indietro, gli interessava formare gli uomini del domani in modo corretto ed essenziale. In quel negozio si vendevano anche testi scolastici e cancelleria, poi articoli tecnici, apprezzati da ingegneri e geometri. Nel 1950, arrivò a Latina la famiglia Forghieri, originaria di Carpi, una ricca città in provincia di Modena, famosa per i suoi maglifici e la bella piazza, considerata la più grande d'Italia. I Forghieri, Flavio e Gigliola, erano molto religiosi. Tornando da un viaggio a San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio, si fermarono a Latina e camminarono in via Emanuele Filiberto, osservando delle vetrine. La signora Gigliola raccontava spesso: . Flavio lasciò un ottimo lavoro alla Magneti Marelli nella sua amata Carpi esi trasferì a Latina, il successo fu immediato vista la professionalità degli esercenti che non facevano mai mancare i testi scolastici alla affezionata clientela che faceva sempre lunghe file nel mese di ottobre, l'inizio dell'anno. La Scolastica era specializzata anche nella vendita di testi a carattere religioso, molto frequentata dal clero di tutta la provincia di Latina. Li chiamavano "i favolosi anni cinquanta" eppure a livello nazionale ed internazionale erano anni difficili, politica e società ponevano questioni importanti di non facile soluzione. Eppure l'aria era permeata da una vitalità rara, era tensione verso il futuro, fiducia in qualcosa di importante che sarebbe arrivato cambiando la vita di ognuno. Furono anni densi, ideali forti e volontà potevano cambiare il mondo, le nuove generazioni si sentivano forti, quasi invincibili, convinti che la povertà presto sarebbe stata solo un brutto ricordo, un mondo tanto povero dal punto di vista economico quanto ricco di vitalità e creatività. Dalle campagne si emigra in città, il cavallo è sostituito da motorette e da auto colorate ed eccentriche ed il focolare domestico dalle prime televisioni attorno alle quali si raccoglie l'intero caseggiato. Anche la moda si trasforma e, come accade di frequente, la rivoluzione prende vita dai giovani che emergono e vogliono crescere con giuste ambizioni in una società libera.

Paolo Iannuccelli

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