Economia

La crisi del commercio a Latina

Tristezza e rabbia da via Piave alla galleria Pennacchi e alla Galleria Cisa in via Cairoli

17/09/2014

Via Piave è una arteria delle più conosciute a Latina, quella che conduce verso il centro cittadino, arrivando da Roma. Vedere tante vetrine di negozi chiusi fa un certo effetto in una zona in precedenza particolarmente vivace dal punto di vista commerciale, un bel biglietto da visita per chi metteva piede per la prima volta nel capoluogo pontino. Tristezza e rabbia in via Piave, hanno cessato l'attività negozi grandi e piccoli: vendita di macchine da cucire, auto usate, scarpe, abbigliamento, alimentari, lampadari, videogiochi, divani, riparazioni tv , vasi di terracotta, una vera ecatombe. Luigi Coletta, storico termoidraulico, operante da sempre in quelle strade, segnala un caso eclatante: Coletta conosce bene il commercio, lui è uno dei pochi che resiste, vista l'età avanzata vorrebbe cedere un'attività fiorente ma nessuno si fa avanti, soprattutto tra i giovani. È accertato che si risparmia anche sull'Inps: il 50 per cento degli operatori, titolari dei negozi, non pagano più contributi per se stessi. Il caro affitti è un flagello per l'intera città, sono centinaia gli sfratti esecutivi attesi per la fine di novembre a Latina e provincia. Alla galleria Pennacchi, in corso Matteotti, e alla galleria Cisa, in via Cairoli, la crisi è ancora più evidente, anche se quei due complessi non hanno mai fatto la fortuna dei commercianti. Sono sparite banche, due librerie, un supermercato alimentari, un mobilificio, un vuoto per chi vuole trascorrere qualche ora a fare shopping in pieno centro. Il fenomeno assume davvero proporzioni da bollettino di guerra. Un osservatorio sugli affitti sarebbe un vero toccasana, nei quartieri Piave e centro storico sempre più negozi restano chiusi proprio a causa delle richieste esorbitanti di affitto. Un negozio di 50 metri quadri costa 2 mila euro al mese, per 100 metri quadri ne servono almeno 4 mila, cifre impossibili da corrispondere con gli incassi attuali. È per questo che in un anno e mezzo hanno chiuso decine di negozi e almeno il 60 per cento è rimasto sfitto. Chi prolifera sono i negozi di moda, prima le sigarette elettroniche, poi le sale slot, ora le friggitorie e le gelaterie. Su tutto, incombe la minaccia del riciclaggio e del commercio ambulante. Uno studio di Confesercenti nazionale quantifica 50 mila abusivi in Italia e un giro d'affari di 5 miliardi di euro. Così si fanno chiudere i commercianti storici e si incentiva il riciclaggio. Nessuno ha contribuito, in questi anni, a risolvere il problema. In pochi, tra le istituzioni, hanno ascoltato le lamentele di chi chiede aiuto per non far morire gli ultimi coraggiosi.

Paolo Iannuccelli


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