Cronaca

"La Rosa dei Venti", depositate le motivazioni della Corte d'Appello di Roma

Completamente azzerata la sentenza di 1° grado. Bisognerà rifare il processo

17/07/2013

Da pochissimi giorni sono state depositate le motivazioni con le quali la Corte di Appello penale di Roma, 3^ sezione (Presidente Dr. Mineo, giudice relatore Dr. Monteleone), il 20 maggio scorso ha accolto gli appelli degli imputati del processo "La Rosa dei Venti" dichiarando la nullità" della sentenza e della confisca, rinviando gli atti al tribunale di Latina per nuovo processo.
La vicenda inizia 13 anni fa, ai primi di maggio 2000, con un sequestro d'urgenza del P.M. di 68 abitazioni/villini completati ed in parte utilizzati nella zona di Fondi sulla S.S. Flacca cosiddetto residence "Rosa dei venti". Secondo il P.M. il complesso costituiva una lottizzazione abusiva nonostante fossero state rilasciate ai costruttori (Marazzi-Diana) dagli uffici del Comune di Fondi le connesse concessioni Edilizie e tutti i pareri del Ministero competente e della regione Lazio. Per il P.M. si trattava di concessioni edilizie illegittime frutto di abuso d'ufficio e di false attestazioni da parte dei dirigenti del Comune di Fondi.
Nel marzo 2003 il GIP di Latina rinviava a giudizio tutti gli imputati, costruttori e tecnici comunali, pur dissequestrando gli immobili in favore dei terzi acquirenti. Nel Settembre 2003 iniziava il processo caratterizzato da vari rinvii sino all'udienza del 4.3.2009 dove il tribunale (Presidente Toselli Giudice estensore De Robbio) - dopo aver in un primo momento disposto il rinvio del processo perché si era in attesa di una sentenza della Corte costituzionale e dalla Corte europea di giustizia che dovevano decidere se fosse legittimo confiscare immobili anche nel caso di proscioglimento degli imputati e anche in danno dei terzi compratori in buona fede - cambiava improvvisamente idea e pronunciava sentenza di prescrizione dei reati per tutti gli imputati, ordinando contemporaneamente la confisca di tutti gli immobili anche quelli già comprati da altre persone estranee al processo.
Le difese degli imputati (in particolare quelle dei 2 costruttori con le posizioni processuali più"delicate" :Marazzi, avv. Marcello Montalto, e Diana, avv. Leone Zeppieri) proponevano appello contestando molteplici irregolarità della sentenza chiedendone l'annullamento.
La confisca, infatti, avrebbe comportato un enorme danno economico per il valore complessivo dei 68 immobili, sia per coloro che in buona fede avevano acquistato gli immobili sulla base di concessioni edilizie e pareri del comune di Fondi, sia per i due costruttori che avrebbero potuto subire, dopo la confisca agli acquirenti, azioni per il risarcimento dei danni da parte di quest'ultimi, per aver venduto loro immobili poi risultati non autorizzati e abusivi e pertanto confiscati dal Tribunale. Dalle motivazioni della sentenza di appello, viene riconosciuto che nel giudizio di primo grado è stato violato il diritto di difesa degli imputati per non aver consentito loro - prima della pronuncia della prescrizione e confisca - di prospettare le proprie ragioni.
La Corte di appello di Roma,inoltre, ha affermato nuovi importanti principi sulla base di recenti sentenze della Cassazione 2013 in recepimento di indicazioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo proprio riguardo alla possibilità del giudice , nel reato di lottizzazione abusiva, di disporre "automaticamente" la confisca degli immobili. Infatti secondo la Corte di Appello di Roma, anche quando il processo non può più proseguire perché nel frattempo è scattata la prescrizione del reato di lottizzazione abusiva, non si può applicarsi la "automatica" confisca degli immobili, se prima non viene accertato e dimostrato che il reato è stato "effettivamente" commesso.
In questo caso il Tribunale di Latina aveva pronunciato sentenza di prescrizione dei reati e confisca degli immobili, in mancanza di un qualsiasi accertamento effettivo sulla commissione del reato ma limitandosi a ritenere il reato di lottizzazione abusiva per il solo fatto della esistenza fisica dei 69 villini. Inoltre per i giudici di appello deve, anche, essere accertato se gli imputati fossero consapevoli di aver realizzato una illegale lottizzazione oppure se, al contrario, come sostenuto dalle loro difese, avessero agito in "buona fede" perché in possesso di concessioni edilizie e pareri regionali su cui facevano affidamento. Pertanto la sentenza del Tribunale di Latina è stata completamente azzerata insieme alla confisca e si dovrà rifare di nuovo il processo sulla base dei nuovi principi di diritto indicati dalla Corte di Appello.

Redazione ParvapoliS

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