Economia

Meccano, interessi privati e rischi pubblici

Lo afferma Giuseppe Pannone

23/11/2012

Riceviamo e pubblichiamo: "La Provincia di Latina è una vera e propria fabbrica della precarietà in cui grandi aziende e imprenditori senza scrupoli hanno trovato conveniente collocarsi finché è stato comodo; finita la pacchia, si cercano altre situazioni più vantaggiose, lasciando il nostro territorio esanime per altri paradisi. Quel che rimane è un cimitero di fabbriche sparse per tutto il territorio, una sorta di museo dei siti dismessi. E’ questa la vera e pesante responsabilità delle amministrazioni comunali e provinciale pontine, governate da almeno 3 lustri dalla stessa maggioranza (almeno al livello centrale e regionale le responsabilità vanno ripartite tra i governi succedutisi!). Il caso Meccano è emblematico: metti insieme un imprenditore disinvolto, amministratori pubblici incauti e distratti e le legittime necessità di qualche centinaio di lavoratori e ottieni il risultato di soldi buttati al vento, nessuno sviluppo e dipendenti a spasso. Si, perché sulla vicenda dell’ex Good Year (ovvero della costellazione Meccano, AGW, Alfer, Nuova Alfer, Avio Interiors, Nuova Avio) sono stati sperperati decine di milioni senza che i destinatari degli investimenti (economia pontina e occupazione) abbiano avuto alcun vantaggio. L’unico a guadagnare è chi con un solo euro ha acquisito un immobile, qualche ettaro di terreno e una montagna di denaro. Come dire che da noi ogni operazione sul sistema produttivo ed occupazionale si trasforma nell’eliminazione del rischio di impresa, scaricato di volta in volta sui lavoratori o sugli utenti, insomma sui cittadini, come accade per AcquaLatina, LatinAmbiente, SLM, Terme e via dicendo. Ma meccanismi analoghi possono ripetersi in altri settori, con cessioni di aziende, promesse ai lavoratori e chiusure sono solo rinviati, come, ad esempio, nel polo della distribuzione e dei supermercati. D’altronde il Meccano è un gioco di costruzione con pezzi da montare e smontare a piacimento, da trasformare e plasmare secondo la fantasia. In tutto ciò colpisce l'assurdo silenzio della politica, di chi amministra come di chi è all'opposizione, un gioco in cui le Organizzazioni Sindacali sono state lasciate da sole a cercare di porre un qualche rimedio o a fare da meri notai di morti annunciate! Insomma, è giunto il momento di rompere questa assurda catena di scatole cinesi nella quale gli unici a rimetterci sono i lavoratori e le loro famiglie, diventati una sorta di “scudo umano” per ricattare le amministrazioni e troppo spesso vittime del “fuoco amico” in un assurdo gioco allo scaricabarile. Se alzassimo tutti lo sguardo, ci accorgeremmo che il nostro territorio è ricco, collocato in una posizione strategica, pieno di risorse naturali e storiche, che abbiamo una vocazione agroalimentare e turistica. Prima di pregiudicare qualsiasi tipo di sviluppo, dovremmo riappropriarci del nostro territorio, investire su noi stessi e sulle nostre risorse, abbandonare la predisposizione al soccorso dall’esterno e capire che non è solo con le multinazionali né con i centri commerciali che possiamo pensare di risollevarci. Questo atteggiamento passivo, è assodato, produce solo precarietà ed incertezza. Invece di importare imprese che si servono del nostro patrimonio, dobbiamo investire sulle nostre capacità e cercare di esportare i nostri prodotti, creando finalmente una prospettiva per cittadini e imprese, lavoro stabile e possibilità concrete e durature. Insomma, una nuova bonifica, a partire da chi invece di governare ci porta inesorabilmente alla disfatta. Giuseppe Pannone

Redazione ParvapoliS


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