Politica

Gay Pride: dibattito a Latina

28/06/2000

Ieri a Latina, presso la libreria "Le nuvole", ha avuto luogo un incontro-dibattito sul World Pride gay-lesbian-bisexual-transgender in programma a Roma dal 1 al 9 luglio. Sono intervenuti Titti De Simone, presidente Arcilesbica, e Fabio Croce, segretario nazionale Coordinamento Omosessuali DS.
La prima cosa che colpisce è la Galleria Pennacchi presidiata dalle forze dell’ordine da entrambi i lati, come un fortino.
Una dozzina di poliziotti (e chissà quanti in borghese!), ufficiali compresi.
In effetti, gli ingredienti del pericolo ci sono tutti: il famigerato Gay Pride, le associazioni omosessuali, la città più destrorsa d’Italia. Ma all’interno c’è solo una normale conferenza, 30-40 persone, per lo più giovani, che ascoltano tranquillamente. Se queste sono le premesse, l’8 luglio a Roma non ci sarà la fine del mondo, come qualcuno paventa o spera. Sarà sicuramente la più grande manifestazione di orgoglio gay mai tenuta in Italia, dove fino ad oggi si era abituati a poche migliaia di persone (si pensi che nei giorni scorsi si sono riunite, per darsi appuntamento a Roma, 600 mila persone a S. Francisco e 180 mila a Parigi). Anche alcune associazioni di Latina stanno raccogliendo adesioni per un pullman a sottoscrizione per il corteo (per informazioni 0773-662476).
Certo è che comunque l’evento sta assumendo proporzioni forse al di là delle aspettative degli organizzatori, ponendo interrogativi sulla laicità dello Stato e sul diritto di manifestare liberamente.
“Dobbiamo ringraziare la stampa, il Vaticano, il centrodestra”, esordisce Fabio Croce, ” per aver fatto tanto parlare della questione omosessuale e per aver sollecitato il centrosinistra a prendere una posizione”. Parafrasando Nanni Moretti si potrebbe dire che D’Alema ha finalmente detto qualcosa di sinistra. Tuttavia, ricorda Titti De Simone, “in 5 anni di governo di centrosinistra non è stato possibile approvare la legge contro la discriminazione sessuale. Almeno la destra in campo etico ha una posizione chiara, pure se pericolosa. La sinistra è ancora ambigua. In Francia a manifestazioni analoghe partecipano anche ministri, a New York è intervenuto anche il sindaco conservatore Giuliani, perché in Italia non partecipano politici di spicco?”.
Il World Pride non è solo il corteo dell’8, ma anche una settimana (1-9 luglio) di manifestazioni sul tema dell’omosessualità. Soprattutto, domenica 2 ci sarà la conferenza di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani nel mondo, a causa delle scelte sessuali degli individui: in 112 paesi l’omosessualità è reato, in 30 è prevista la pena capitale. Per questo gli organizzatori chiedono di poter manifestare intorno al Colosseo, simbolo della battaglia contro la pena di morte.
Il presidente dell’Arcigay Grillini ha proposto di sfilare in maglietta bianca, per evitare esibizionismi che possano offendere qualche spettatore. La posizione nei due interventi appare opposta: “La diversità va difesa, anche se si tratta di abbigliamento. Quanto allo scandalo, si pensi alla processioni cruente alle quali assistono anche i bambini: vale la pena ricordare la vignetta di Altan in cui un prete propone di sfilare flagellandosi a sangue, ma sobriamente”. Omnia munda mundis. E le libertà costituzionali servono anche a questo. Anche perché in uno Stato veramente liberale il problema neanche si porrebbe. In una recente intervista, il non sospettabile Giulio Andreotti ricordava di essersi imbattuto in una manifestazione gay a New York: sorprendentemente, l’unica cosa che faceva imbestialire gli automobilisti era l’intralcio al traffico. Ma si sa, a Roma la circolazione è sempre un po’ difficile. E la tolleranza per le idee altrui, per quanto strampalate, forse non fa parte della nostra cultura. È difficile comprendere che la diversità è un valore. Soprattutto perché il diverso andrebbe rispettato, anche qualora si trattasse di un cattolico, di un cardinale, di un sindaco, di un fascista. Perciò se qualcuno intervenisse per dire che ”l’autorizzazione del Comune di Roma per la manifestazione di Forza Nuova è assurda sul piano morale (sic!) e per motivi di pubblica sicurezza”, gli si ricordi che sono gli stessi argomenti di quelli che vorrebbero impedire il Gay Pride. Altrimenti, sabato 8 luglio, sarebbe purtroppo tutto inutile.

Redazione ParvapoliS


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