Eventi & Cultura

La restituzione di un paesaggio perduto

Il sindaco Conti commenta il nuovo libro di Gino Ricci

26/04/2010

C’era, integro fino a 40 anni fa, un ponte all’entrata di Cori Valle, nell’attuale Piazza della Croce: aveva i parapetti in pietra ed un’unica agile campata sul fosso della Parata; alla sua destra, fronte al paese, una torre di epoca romana, snella, solida e slanciata sull’orrido. Quel ponte era il confine tra l’interno e l’esterno, tra città e campagna, tra la città vecchia e le zone di nuova espansione a valle e attraversare quel ponte significava una cosa precisa: entrare o uscire dalla città, con tutte le valenze, simboliche e reali, che le due azioni implicano; un vero e proprio “rito di passaggio”, che tale questa transizione, pur nella sua quasi banale quotidianità, configurava. Non c’era, invece, una porta all’entrata di Cori, nella zona detta di Porta Romana, almeno non a memoria d’uomo: se anticamente c’è stata se n’è persa ogni traccia, a parte una stampa del 1819 di J. I. Middleton nella quale, in una panoramica vista dal Convento di S. Francesco, si vede, in corrispondenza del luogo dove annualmente, in occasione del Carosello Storico, si ricostruisce la “Porta”, un arco e presumibilmente la porta che ogni anno si ricostruisce, e il luogo della sua ubicazione, sono stati ripresi proprio da quella stampa. Questa la sintesi del nuovo libro di Gino Ricci “C’era una volta un ponte - Cori dalle fotografie d’archivio dagli anni ’80 dell’ottocento agli anni ’80 del novecento”, presentato ieri nell’ambito della XII Settimana della Cultura, presso il Museo della Città e del Territorio, e patrocinato dal Comune di Cori: presenti il Sindaco Tommaso Conti, il Delegato alla Cultura Giorgio Chiominto, il responsabile dell’Archivio Storico Pier Luigi De Rossi, il ricercatore Ettore Di Meo, l’Architetto Maddalena Sbandi. Trattasi di un percorso toponomastico ricostruito attraverso fotografie d’archivio scattate con la tecnica negativo/positivo, che assicura la certezza che quello che la fotografia rappresenta corrisponde al soggetto ripreso; scatti appartenenti anche ad autori sconosciuti, il c.d. Fotografo Ignoto, al quale dovrebbe essere eretto un monumento, perché la sua opera anonima permette di entrare nel passato delle nostre città. L’ordine delle immagini si snoda seguendo gli assi viari di comunicazione tra le due parti del paese: Cori valle, da cui arrivavano (o da cui partivano) le due vie principali, quella che, attraverso il ponte ci collegava con Roma e l’altra che, dall’altro ponte, detto della Catena, conduceva a Ninfa e alla Via Appia; e Cori monte, unite da una cerniera, la linea mediana che dall’ospedale arriva fin sotto la via dell’Impero passando davanti al Municipio: lungo tale percorso viene messo in evidenza tutto ciò che c’era ed ora non più e ciò che ha subito modificazioni nel tempo. «Con quest’opera l’autore, riscoprendo e valorizzando la funzione della fotografia come strumento di analisi della città e del territorio, veicolo di comunicazione e come espressione nel campo della cultura e dell’arte, va a ridisegnare un paesaggio perduto, non solo nella memoria, ma soprattutto nell’attenzione, e ce lo restituisce», ha commentato il Sindaco Conti, aggiungendo che è «intenzione di questa Amministrazione fare in modo che questo straordinario materiale venga conservato e possa essere messo a disposizione per uno studio approfondito della storia locale».

Rita Bittarelli

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