Eventi & Cultura

Fondi Film Festival, tra cultura e riflessione

Cortometraggi e documentari nella prestigiosa rassegna in corso di svolgimento

06/11/2009

Serata insolita ed accattivante mercoledì al FONDIfilmFESTIVAL. La presentazione del film “Tutta colpa di Giuda”, diretto da Davide Ferrario, è stata affidata alla dottoressa Raffaella Falcione, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Latina. Il magistrato, sollecitato dalle domande degli organizzatori Virginio Palazzo e Marco Grossi, ha analizzato il film – le cui riprese sono state effettuate nella casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino tra detenuti e secondini – sotto diversi punti di vista: l’ambientazione, la regia, l’utilizzo della musica. La Falcione ha esibito una competenza e una capacità analitica non comuni, che le derivano dalla grande passione per il cinema, che ha confessato di amare sin dall’età di dieci anni. L’incontro è stato anche l’occasione per alcune riflessioni sulla funzione del magistrato – soprattutto del pm – e sulla delicatezza del ruolo che esso svolge, la cui attività non deve mai essere scollegata dalla realtà, non tralasciando gli interessi extraprofessionali.
Nel pomeriggio di oggi, spazio alla sezione “Cinema &/è Scuola” con la proiezione dei cortometraggi dell’Accademia Rosebud, diretta da Giuseppe Ferrara e Antonio Parisi. Realtà di ormai decennale esperienza, la Rosebud si presenta rinnovata e arricchita in molti aspetti specifici, avendo attivato per l’anno accademico 2009/20 numerosi Master di Specializzazione tra cui Produzione Cinematografica e Aiuto Regia, Montaggio del Suono, e la Rosebud Horror factory.
Alle 21.00 proiezione del documentario “Con la furia di un ragazzo. Un ritratto di Bruno Trentin”, introdotto dal regista Franco Giraldi e dallo storico Iginio Ariemma. Nel 1998 Giraldi girava, per conto dell’Aamod, una lunghissima intervista a Bruno Trentin. Dieci ore sullo sfondo delle Dolomiti di San Candido, del Lingotto di Torino, di Mirafiori e della sede centrale della CGIL a Roma, a parlare di tutto. Dieci anni dopo, a quasi due anni dalla morte di Trentin, Giraldi monta quelle parole, autobiografiche, certo, ma riferite a un’intera generazione, a un intero percorso di vita democratica, insieme a materiali di repertorio su mezzo secolo di storia italiana. Ne nasce un ritratto intenso e commovente di uno dei maggiori sindacalisti italiani, di una delle figure politiche e intellettuali di maggior spessore del dopoguerra, un uomo dotato di uno sguardo lucido e penetrante sulla realtà sociale e politica del mondo del lavoro.

Claudio Ruggiero

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