Eventi & Cultura

Fuori i nomi

Chi è quell’idiota che…? È una domanda che si stente spesso dire e spesso la curiosità viene soddisfatta...

15/02/2009

Chi è quell’idiota che… È la domanda che ci rincorre ogni giorno davanti a qualche scempio della natura o a qualche altra sfacciata manifestazione della stupidità umana. Accade ogni momento. Chi è quel deficiente che ha lasciato un frigorifero sventrato lungo il bordo della strada? Chi è quel cretino che cammina di notte in bicicletta senza fari? Chi è quel criminale che tiene due pit-bull in giardino con una rete da polli alta ottanta centimetri? Chi è quel buffone ruba-galline che lascia il Suv in doppia fila con le doppie frecce accese e complica il traffico? Piccole e grandi cose, ma chi sono i farabutti che abusano del nostro tempo, della nostra disponibilità e dei nostri diritti di civile e sicura convivenza? Molto spesso ce lo dicono le Forze dell’ordine ma qualche volta non ci arrivano neanche loro e la curiosità rimane. Ma quando si tratta di opere pubbliche particolarmente inutili o mal fatte, quindi di situazioni oggettivamente dannose e permanenti, la possibilità di capire, conoscere e chiedere conto, cresce. Ed è più facile sapere. In un momento in cui chi sbaglia, improvvisa o semplicemente se ne frega, non paga quasi mai, l’idea di sottoporre le cose sospese tra la stupidità e il reato al giudizio diretto della collettività, potrebbe non essere sbagliata. Così, semplicemente, per una valutazione e una speranza di richiamarci tutti ad un più ampio senso della responsabilità. Vi racconto, come esempio, una cosetta di Latina. So chi ha disegnato e fatto realizzare due curve secche ad angolo retto e contrapposte sulla complanare della Pontina nel tratto Borgo Piave – Canale Mussolini. So anche perché l’ha fatto e il non nobile perché, vedendolo, lo capisce chiunque ci passi. Per quell’assurdità sono morte due persone e l’ha saputo anche chi l’ha concepita e permessa. Da allora non dorme più bene e non mi dispiace. Però le curve sono rimaste lì... in attesa di altro sangue. Adesso non so, ma lo vorrei sapere, chi ha progettato e costruito, sempre nel medesimo tratto, la piazzola pedonale dove dovrebbero sostare i ragazzi dell’Istituto Agrario S. Benedetto in attesa dei pullman. Vi spiego di che si tratta. Gli studenti del S. Benedetto che, alla fine delle lezioni, devono riprendere l’autobus in direzione Aprilia, attraversano la Pontina utilizzando l’unico cavalcavia che c’è e si raggruppano in mezzo alla strada ad aspettare i mezzi pubblici. Per inciso, si tratta di un rarissimo esemplare di ponte-cavalcavia perennemente allagato perché chi l’ha costruito ha sbagliato anche le pendenze e l’acqua piovana non defluisce. Siamo stati tutti giovani e sappiamo benissimo che dopo cinque ore di tormento sui banchi, la voglia di correre, saltare, spingersi e giocare è tale e tanta che pochi pensano che la carreggiata di una strada pubblica non sia il posto più tranquillo e sicuro del mondo per farlo. Ma non c’è altro posto. Per questo sono ragazzi e quando piove, e anche a Latina piove, si ammucchiano sotto il cavalcavia, in piena curva, a fare le stesse cose; casino, ma all’asciutto. Ringraziando Dio fino ad oggi non è successo niente di drammatico, ma di frenate all’ultimo millimetro ce ne sono state tante. Così tante che, immagino, per le sollecitazioni del Preside dell’Istituto, qualcuno è intervenuto e ha messo il tratto in sicurezza. Adesso è stato costruito un camminamento protetto e ai piedi del cavalcavia, giustamente prima della curva, è stata realizzata una bella piazzola per la sosta pedonale. Strada sgombra e alunni fuori pericolo. Bravi! Un lavoretto così utile ma così banale che non mi risulta neanche l’intervento di un politicuccio qualunque per inaugurarlo. Serviva moltissimo, ma non dà lustro. E la pensilina di copertura? Se la sono scordata. Somari! E quando piove? Non è venuto in mente a nessuno che si va a scuola anche quando diluvia? Ve lo dico io che succede quando piove: i ragazzi tornano a giocare, spingersi e saltare sotto il cavalcavia come facevano prima. In mezzo alla strada, in piena curva, ma all’asciutto, anche se con gravissimo pericolo. Ma quanto costavano quattro tegole per coprire almeno una parte della piazzola di attesa? Proprio su questo si doveva risparmiare? Se siamo così tanto pezzenti e incapaci da non saper difendere neanche la vita dei nostri figli, non è meglio che ci leviamo di torno? Ora, se il giornale oltre che a informare serve anche a denunciare, questa è una denuncia e spero che il Direttore l’accolga e la faccia sua. Perché il rischio è rimasto grave e quindi il problema è urgentissimo. Spero che anche lui voglia conoscere e far sapere a tutti il nome di chi ha progettato e realizzato quest’opera castrata. Che voglia far sapere a tutti in che mani siamo e che ognuno possa giudicare e valutare. Nel bene e nel male. Mi auguro, poi, che voglia pubblicare anche le fotografie dei tecnici che hanno sorvolato sulla sicurezza degli allievi del S. Benedetto perché desidero guardarli in faccia e ricordarne i tratti perché, Dio non voglia, se mai dovesse sbucciarsi un ginocchio uno di quei ragazzini che, per colpa loro, sono ancora costretti ad affollarsi sotto il ponte, li voglio andare a cercare con il forcone. E porterei con me tutti i genitori di quei ragazzi che ogni volta che piove, senza saperlo, si affidano a Santa Pupa perché in qualche Ente qualcuno si è distratto. Grassucci: scopri chi sono e “caccia” i nomi.

Fabrizio Bellini

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