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Non ti fermare mai

La vita non è una corsa che si può vincere. La fine della corsa è la stessa per tutti: si muore. Il punto non è vincere la corsa. Il punto è come la si corre...

01/02/2009

Non riesco a dormire. Telefono a un amico. Nessuna risposta. Forse sta facendo un riposino post coitum. Mi rimetto a letto. E' stata una giornata strana.Fredda e triste, perfetta per un’esumazione. Ci siamo stretti gli uni agli altri, le mani in tasca e la testa incassata tra le spalle, mentre l’operaio che manovrava lo scalpello immergeva ripetutamente l'arnese nella lapide di mio suocero. Come un flash, mi viene in mente nonno Angelino con in braccio un bambino. Sono io, e gli sto chiedendo cosa mamma mi ha messo nel piatto. “E’ vitello.” “E cos’è?” “E’ una vacca bambina.”…e mi pizzica una guancia. Sorrido, ma questo non tranquillizza le farfalle che ho nello stomaco. Tutte le persone di mezza età divagano.Certo. Quando si passano i cinquanta, si ottiene dallo Stato la licenza di divagare.Quando alla fine mi addormento, ho il sorriso sulle labbra. Mi mastico il labbro superiore. Non ho preso la valeriana e la mia insonnia lo sa. Rigirarsi, sindrome della gamba inquieta, incapacità di trovare una posizione comoda. Alle tre del mattino saltano sul treno dei sintomi anche le palpitazioni cardiache e il respiro corto, so abbastanza di psicologia da riconoscere un attacco di panico. E’ terribile.Resto immobile per qualche minuto, cercando di riportare la respirazione sotto controllo. Salto dal letto, faccio qualche flessione sulle braccia, bevo due bicchieri d’acqua, faccio zapping tra i canali tivvù con il volume a zero e alla fine mi siedo per terra in un angolo e mi stringo le ginocchia al petto, oscillando avanti e indietro. È piacevole svegliarsi ascoltando qualcuno che ti sciorina davanti tutti i tuoi problemi. Oggi non ho nemmeno quella soddisfazione. Simonetta dorme.Alle sei, in uno sforzo quasi isterico di semplificare la mia vita, vado in bagno e telefono in ufficio. “Mario, sei tu?”. “Ho bisogno di sapere l’esito dell’interrogazione sulla pesca e lo sviluppo rurale, Lorenzo. Sto pensando a troppe cose, troppo in fretta.” “Mario, hai una voce tremenda. Stai bene?” “No. Credo di aver avuto un crollo nervoso. Probabilmente è solo un attacco di panico. Non ho preso la valeriana e sto dando la testa nel muro.” “Come mai non l’hai presa?” Il momento della verità.
Me lo sono scordato. Aspetto che si metta a urlare, che mi insulti. Voglio che lo faccia, cazzo. “Capisco.” Maledizione, perché deve essere così maledettamente gentile? “Potrei non venire al lavoro, Lorenzo.” “Devi scegliere quello che è meglio per te, Mario.” “Non ti dispiace rispondere all’interrogazione al posto mio, allora?” Ok. Ci penso io.” Stringo il cellulare così forte che le mie nocche sbiancano. “Non puoi essere così schifosamente altruista su questa cosa! Dammi dello sfruttatore! Dimmi che dovrei pensarci io!” “Chiamami quando tornerai al lavoro, Mario.” Riaggancio. Sollevo il cellulare sopra la testa, con l’intenzione di fracassarlo contro le piastrelle del pavimento. Mi accontento di posarlo sul lavandino. Gabriele bussa alla porta. “Papà? Stai bene?” Entra e si siede accanto a me.“Cavolo”, impreco. “Cavolo! Io non sono così debole!” Lui ride. “Tu non sei debole, sei umano.” “E tu lo trovi divertente?” "Certo, papà." Squilla il cellulare. Il suo. Risponde. Infilo il cappotto ed esco. Schiumo di rabbia. Qualcuno ha dimenticato di dire a Ostia che l’inverno sta finendo, dato che una pesante grandinata ha inondato ogni cosa, e io rischio di rompermi il collo scivolando su una pozzanghera ghiacciata. Decido: vado alla Garbatella. Arrivo. La casa é vuota. Mamma é andata a Testaccio, da Antonella. Guardo una foto di papà. Lui amava ripetermi che “la vita non è una corsa che si può vincere. La fine della corsa è la stessa per tutti: si muore. Il punto non è vincere la corsa, Mariuccio. Il punto è come la si corre. In altre parole, non si tratta di vincere o di perdere, ma di come si gioca la partita. E tu, Mariuccio, corri. Non ti fermare mai.” Arivarono Natali. Capodanni. San Valentini. Pasque.Arrivò la Pasquetta del novantadue. E continuai a correre. Afferro la foto e la tengo stretta a me, e piango, piango, piango, finché non esce più niente.

Mario Pulimanti

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