Cronaca

Il cervello vuole vivere in campagna

La città, con tutti i suoi stress e tutti i suoi frenetici ritmi, è soltanto un danno...

30/01/2009

Un nuovo studio di una squadra di psicologi americani dimostra che la città, con tutti gli stress ad essa legati, danneggia il cervello umano. Dopo pochi minuti trascorsi in una strada affollata, il cervello riduce la memoria e l'auto-controllo. In sostanza, mentre è noto e ampiamente condiviso il fatto che la vita di città sia estenuante, la ricerca ne mette a nudo un altro pericoloso effetto: la capacità di offuscare la mente umana, in alcuni casi in maniera drammatica. Ȓla mancanza del contatto con la natura la principale causa di indebolimento psicologico. La mente è una macchina limitata stiamo iniziando a capire solo ora i vari modi in cui la città forza questi limiti. Lo studio rivela che i pazienti ricoverati in ospedale guariscono più velocemente se hanno la possibilità di guardare alberi o piante dalla finestra della camera, mentre gli anziani nelle case di cura conservano una maggiore capacità di focalizzare l'attenzione se trascorrono qualche ora in un giardino ricco di verde». La buona notizia è che anche piccole modifiche dall'habitat possono giovare al cervello. Mettere qualche pianta nel giardino o sul terrazzo, oppure trasferirsi in una zona più vicina a parchi e boschi, riduce gli effetti negativi dello stress cittadino. In sostanza il cervello ha bisogno della natura e anche piccole iniezioni di verde aiutano a mantenere in salute la mente umana. Non a caso Central Park, il parco newyorkese, è stato realizzato nel cuore di Manhattan: il polmone verde della City garantisce infatti una valvola di sfogo a chi vuole fuggire, anche solo per qualche istante, dal caos della giungla di cemento. Se guardiamo la foto di una strada trafficata sviluppiamo immediatamente uno stato di agitazione inconscia e a questo segue un deficit di attenzione. Inoltre all'aumentare della densità abitativa delle zone urbane diminuisce l'autocontrollo perché le tante distrazioni a cui siamo sottoposti entrano in conflitto col funzionamento della corteccia perifrontale, la porzione del cervello che si trova immediatamente dietro agli occhi.

Carlo Screti

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