Eventi & Cultura

Fenomenologia della Sfiga

Mauro Cascio ancora una volta in veste di buontempone e vissuto intrattenitore. In edicola e in libreria

21/01/2009

La sfiga è democratica. È talmente affabile che prima o poi bastona tutti. “Lei” conosce perfettamente le sue regole e vedendoci ottimamente cerca, con diligenza certosina, la sua ignara preda: il perdente. Ma chi per antonomasia può essere definito “perdente”? Il perdente è forse colui che viene perseguitato dalla sfortuna? Oppure colui che la sfortuna sembra andarsela a cercare in ogni istante della giornata? O ancora chi scialbo ed indifeso si arrende a “Lei”, vivendo di “Lei”?
Non voglio entrare nel merito della Filosofia (scienza tanto complessa quanto ammaliante) o del termine “Fenomenologia”, rischiando di annoiare chi più di me sicuramente conosce… Intendo solamente parlare di questo libro, definito dall’autore e da coloro che hanno curato la stesura, un saggio sulla sfiga, apprezzando e facendovi apprezzare quelle situazioni che tra l’ironico ed il beffardo potrebbero contrassegnare la vita di chiunque e che nel momento in cui accadono vengono accettate con umiltà. A volte facendoci incavolare un po’; a volte facendoci sorridere; a volte ancora non facendoci capire effettivamente cosa realmente stia accadendo…
Una volta ancora, in veste di buontempone e vissuto intrattenitore, Mauro Cascio ci tiene in bilico sulla lama affilata di un rasoio fantasioso dove per alcuni istanti si ha il sentore di leggere delle storie realmente vissute. Storie tanto buffe quanto a volte nevrotiche. Mentre a volte si è certi, di una certezza falsa, che sia tutto frutto di una sana fantasia. Riuscendo ad associare, con facilità estrema, alle nozioni filosofiche il racconto sciocchino ed esilarante, l’autore crea un mix piacevole e facilmente leggibile, anche da chi di lettura “proprio non campa”, così come in una presentazione al libro l’autore ha detto.
Ne “I Capiscioni” l’attenta analisi del termine “Esperienza” ci lascia un po’ spiazzati. La “non risposta” a delle “non domande” crea ancor più confusione lasciandoci con una serie di quesiti irrisolti. L’esperienza si deve misurare in base al percorso didattico fatto nel corso della propria vita oppure in base alle esperienze vissute, oppure ancora in base al numero dei viaggi intrapresi? O addirittura, seguendo i consigli della suocera, l’unica cosa da farsi sarebbe di guardare dentro i propri cuori perché solo lì in effetti esisterebbe la soluzione di ogni problema. La vera esperienza dovrebbe essere di casa, secondo le sue sagge conclusioni, nel cuore di ognuno.
Ed ancora “C’è chi dice che tutto è scienza ed il resto è ignoranza. C’è chi dice che la scienza la fanno i somari e che quando vedi uno scienziato gli devi dare una carota. C’è chi dice che…Ma perché tutti sanno tutto e l’unico che non c’ha mai capito un cavolo (alleggerisco volutamente il termine), quello è proprio Mauro Cascio?” Si passa da un racconto all’altro sorridendo ed a volte avvertendo lo strano desiderio di strozzare l’autore come nel caso specifico del racconto “Le biciclette, un’invettiva” in cui elogiando i Suv consiglierebbe una petizione per abolire la pista ciclabile e tutti i ciclisti invadenti, maleducati che senza rispetto per chi di corsa vorrebbe recarsi al mare è costretto a rallentare frenando la voglia incolmabile di passare sopra, crudelmente e senza remore con la macchina, il quattro ruote motrici in questo caso, a quegli insignificanti omini su due ruote.
E del consiglio di far scrivere ai lettori il capitolo diciassette onde non incorrere nelle ire della sfiga, ne vogliamo parlare? “Ma vi pare che in un libro dedicato alla sfiga mi metto pure a scrivere il paragrafo diciassette? Ma scrivetelo da soli…”
Quaranta racconti, dico quaranta che si chiudono con “Sfigato o deficiente?”, un’attenta analisi su quella che potrebbe essere la reale condizione dell’autore che alle prese con un iPhone, seguendo alla lettera le istruzioni per l’uso si sente preso per il fondoschiena. Osservazioni stupide e alquanto irrealizzabili quelle delle istruzioni che se seguite porterebbero sicuramente alla demenza senile anche il più sano ed attento acquirente. L’indubbia conclusione al libro è che: “dalla sfiga non ci si può difendere”. Si può solo sperare che si distragga lei. Che si stanchi e che cambi giro. Oppure si potrebbe tentare di evitarla, ed uso volutamente il condizionale, dando credito ai riti ed alle consuetudini tramandate dal passato: le corna, il toccare ferro, il grattarsi lì, il buttare il sale…ma il drammatico è che se entri nelle sue grazie non hai scampo.
“Forse” un rimedio efficiente c’è…e potrebbe essere la lettura del libro che sicuramente la panacea non è ma potrebbe aiutare a stare meglio ed a sentirsi un po’ meno sfigati…Anche perché nel mondo esisterà sicuramente qualcun altro ancor più sfigato di noi…

Nadia Turriziani

    Tag

    Latina

    Altre notizie di eventi & cultura

    ELENCO NOTIZIE