Eventi & Cultura

Sadico Weekend

Come sopravvivere allo stress e ai ritmi della vita quotidiana con un tocco di poesia ed assaporando, come si diceva una volta in tivvù, il gusto pieno della vita

30/11/2008

Stavo sognando prati fioriti. Alle sette meno un quarto, nonostante sia sabato e l'oscurità avvolga Ostia come un manto umidiccio profumato di mare e di muschio, sono in piedi. Mi ficco sotto la doccia per sciacquare gli incubi, e mi abbandono alla prolungata carezza dell'acqua. Mi rado con cura, poi mi bagno la faccia, mi asciugo e mi rinfresco guance e mento col nuovo dopobarba. Completo la toilette, infilandomi le pinzette nel naso per estirpare un paio di peli lunghi e bianchicci. Vado in cucina mezz'ora dopo. Simonetta è già alzata e sta leggendo. Quando mi vede, accende il fornello e mette la caffettiera sul fuoco. Novembre. Questi giorni di questo maledetto mese dei morti flagellato dalla tramontana. Guardo fuori dalla finestra. Il cielo indossa il cappotto nero, scuro come il mio umore. Bevo il caffè. Sto già meglio. Mangio un dolce. Diverso. Dolce al punto giusto, un misto di sapori che richiamano la terra e il mare, sa d'aria e di vento. E' poesia. Mastico a occhi chiusi, lentamente, e ogni boccone è un ricordo, è una carezza gentile. Gabriele irrompe nella cucina con gli occhi di fuori. A giudicare dalla barba lunga e gli occhi gonfi e inviperiti, ha dormito poco e male. La camicia a quadri, d'un azzurro violento, penzola fuori dai jeans. Balla, tanto è nervoso. Fa una smorfia, contraendo le labbra secche, le mani si muovono nervose. Mi guarda, lampi d'ira si affacciano su abissi di sconforto, rivelando un ragazzo, un pezzo di legno sballottato dalla furia del mare, travolto dalle onde gigantesche e approdato infine sulla rena, di fronte a me. Fa pena. "Papà, la Lazio non meritava di perdere la partita" dice d'un fiato, liberando insieme vergogna e rancore che bruciano in petto. Per poco non ruzzolo dalla sedia. Poi si rilassa e mi parla di una ragazza. "Che fortuna avere alla scuola di teatro una così splendida discendente di Venere", mi dice. Poi esce. Il groviglio dei miei pensieri è sempre lì, e ristagna come la fuliggine nei comignoli. Penso al lavoro. Per quale motivo non reagisco mai? Difficile darsi delle risposte quando stanno sepolte negli abissi del cuore. Ho voglia di piangere. Dentro mi urla la rabbia antica dell'uomo impotente di fronte alle ingiustizie della vita. Penso a un collega. La mente umana è un abisso infinito di miserie umane nere come il diavolo. Penso a una collega. Racchia. Tutta casa, avemaria e padrenostro. Esco. Passeggio sul lungomare. Alzo gli occhi. Ora il cielo non è più nuvoloso. L'indaco lambisce il turchino e il violetto carezza il turchese fino a sfumare nel grande respiro dell'infinito. Dio che spettacolo! Perché gli uomini hanno smesso di guardare il cielo? Davanti a me, una barca. Dietro, una coppia. Lui, anziano. Avvinghiato a una giovane donna, tradisce sua moglie. Un amplesso violento, animalesco, antico. Sto sudando freddo. Mi allontano. Giorno di mercato, oggi. Manca ancora a Natale, ma l'aria sa di festa. I banchi del mercato straripano di festoni, ghirlande e alberelli di plastica perfino raffinati e con le palline incorporate, di golfini tempestati di piume e di paillette, di scarpe dai colori sgargianti, dalla forma azzardata e il tacco a spillo.

Mario Pulimanti

    Tag

    Latina

    Altre notizie di eventi & cultura

    ELENCO NOTIZIE