Eventi & Cultura

Intervistiamo la Fregna (per stare al passo)

Ma sì, portiamo un po' di sano colorito nelle spente pagine della cultura locale...

24/11/2008

Vorrei poter intervistare la sig.ra Fregna, protagonista indiscussa, a quanto pare, delle tradizioni colonico-pontine, emancipata mediante una citazione che ci riconduce alla mente il famoso e attualissimo "mestiere più antico del mondo". Grassucci si mette in bocca la fregna e la porta alla ribalta così, all'interno di una presentazione che prende le forme di un convegno storico-politico e antropologico sulla nostra amata/odiata città. Ma con Cascio ci troviamo di fronte a un dilemma: non sarà un po' troppo pornografica l'espressione "Davanti le telecamere di ParvapoliS con la sig.ra (meglio dr.ssa ) fregna"? E poi chi intervistiamo? Ci sono persone che con i fatti costruiscono molto più che con le parole e così è per lei, che non dice mai nulla, ma pare abbia arato più campi dei buoi e dei carretti che hanno trasformato la palude in agro. Anche lei ha trasformato la palude in qualcosa di più fertile e sono sicura che è per questo che Grassucci la cita durante presentazioni non sue, ma in cui è solo chiamato a fare l'ospite che per la natura stessa del termine, deve essere educato, magari educato colonicamente, ma pur sempre con le buone maniere. L'aveva forse scritto nella scaletta del suo intervento e ha furbescamente ritenuto che ci stesse benissimo, nella presentazione di un libro che ha l'obiettivo di restituire dignità storica a tutto un "fascio" di eventi mutilati e ripudiati dalla cultura cosiddetta ufficiale per molto, troppo tempo. I rivoluzionari francesi del 1789, dopo aver ghigliottinato migliaia di nobili tra cui re e regina di Francia, distrussero tutto e non ebbero pietà neanche dei corpi decapitati: è un fatto storico che nella Parigi di allora capitava di imbattersi in orgie di salme denudate e in posizioni inequivocabili vicino a dove si era tenuta l'esecuzione della pena capitale. E così è successo in Italia dal quarantotto in poi, anche se non in senso letterale. Il fascismo è stato ripudiato, è diventato il cassonetto dentro cui ficcare tutto ciò di cui ci si voleva liberare. E allora, si sa, la raccolta differenziata era ancora un'espressione senza significato. Per questo pochi oggi sanno meglio di Pennacchi cosa è stato realmente il fascismo. Pochi hanno avuto il tempo e la possibilità di approfondire in mancanza di una vera e propria storiografia. E allora accade che un bel "Fregna!" secondo qualcuno può colmare tutte le lacune, può supplire alle spiegazioni più virtuosistiche e documentate e, perchè no, consegna a ParvapoliS una menzione ufficiale all'interno del fantomatico concorso "il quotidiano più 'Vernacoliere' dell'Agro Pontino". Un riconoscimento che ci rende fieri perchè noi sappiamo che il Vernacoliere è toscano e se la Toscana è la patria della lingua italiana, il Vernacoliere è il giornale locale più famoso e amato anche fuori dai confini regionali. Si è ritagliato uno spazio importante nella cultura ufficiale, nonostante (o forse proprio per questo) il suo linguaggio segua formule quantomeno canzonatorie e irriverenti. E allora, con la benedizione di Grassucci e l'apporto ideologico dell'amica e stimata collega Maria Corsetti, propongo di dare vita anche qui a un "vernacoliere pontino" che, oltre a esclamare "fregna!" nei convegni altrui, porti un po' di sano colorito nelle spente pagine della cultura locale, desti l'interesse della comunità italiana tutta (su modello del cugino livornese) e riempia di contenuto oltre che di colore le nostre nuove tradizioni. Perchè come un dipinto ha bisogno del disegno per raccontare qualcosa su cui poi si passa il colore, così la nostra città ha bisogno di contenuti veri che solo uno spirito critico e indipendente sa divulgare. La fuga di cervelli ci riguarda da vicino. Il Pennacchi nazionale è l'unico che non è scappato e che non scapperà. Potrebbe andare a vivere sulla Costa azzurra a fare lo scrittore vip, ma resta qui, nell'amato agro e dal suo Borgo ci chiama tutti a capire il necessario e cioè che per andare avanti, occorre guardare prima bene indietro. E se per andare avanti un "fregna!" può tirare più di un carro va bene, saliamo tutti a bordo. Il fine giustifica i mezzi, secondo un tale che si chiamava Machiavelli e che, guarda il caso, era toscano pure lui.

Sara Fedeli

    Tag

    Latina

    Altre notizie di eventi & cultura

    ELENCO NOTIZIE