Politica

Commissione Rai, la resa di Silvio

Ha accettato il diktat di un metodo illogico, antiparlamentare, antidemocratico, il metodo del nome unico ed esclusivo e non della rosa dei nomi.

20/11/2008

L’accordo sembra fatto, il galantuomo di Villari si dovrà dimettere. Silvio ha detto sì all’unico nome fatto dal Pd in alternativa ad Orlando. Silvio ha accettato il diktat di un metodo illogico, antiparlamentare, antidemocratico, il metodo del nome unico ed esclusivo e non della rosa dei nomi. Ciò non può che dispiacerci. Ci spiace ancora di più perché è stato proposto sì un “tenico”, ma al tempo stesso un brontosauro della “prima repubblica”, di fatto e ancora una volta dimostrato che mai è morta! Zavoli, il “socialista di Dio”, come amava appellarsi. Una voce sussurrata, dolce, suadente, melliflua che è appartenuta per anni a “mamma Rai” e ai palazzi del potere e alla curia vaticana. Un ottimo diplomatico che saprà senza dubbio far valere le ragioni dei figli di “mamma Rai”, ovvero di ciò che in Italia è da sempre una repubblica a sé, in tutto e per tutto parificata nella prassi delle immunità e delle retribuzioni a peso d’oro a quella del mondo parlamentare. Un ottimo diplomatico, ma anche un ottimo decisionista, che saprà pure far valere scelte fortemente ideologiche non meno del chiassoso, estremista e settario Curzi.La presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, dunque, è una vicenda nata male e finita male, con un auotogol di Silvio, forse troppo stanco già all’inizio di questa guerra appena guerreggiata, da lui non voluta e non auspicata.

Domenico Cambareri

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