Politica

Grassucci, Obama e quello che non capisco

Qualche osservazione sull'intervento di Grassucci, ieri su ParvapoliS. Giusto per evidenziare alcuni contenuti sulla comunque storica elezione presidenziale in Usa

07/11/2008

Qualche osservazione sull’intervento di Grassucci del 6 novembre scorso (“Obama all'america, Andreotti all'Italia”) giusto per evidenziare alcuni contenuti sulla comunque storica elezione presidenziale in USA. Scrive Grassucci: “Avrei scelto McCaine (senza la “e” finale, John Sidney McCain III, ndr). Perché? I democratici americani non hanno molto a che spartire con la sinistra europea, anzi sono quelli che pensano alla centralità americana piuttosto che al mondo. I repubblicani sono più aperti, credono che l’America stia nel mondo”. Improvvisamente mi sono reso conto che non capisco assolutamente nulla di nulla. Non parlo di politica, ci mancherebbe! Non capisco assolutamente niente. I miei neuroni (pochi a dire la verità) cominciano a litigare fino a scoppiare. Ma come, i “democratici” americani pensano alla centralità, sostanzialmente ad una forma di autarchia fregandosene del resto del mondo e i “repubblicani” sono aperti al mondo? Sinceramente non vorrei prenderla troppo larga però se guardo dietro la curva vedo (ma si legge anche nei programmi) il partito repubblicano (o conservatore chiamatelo pure così, il Grand Old Party -GOP) ha tra i suoi programmi niente meno che il “nazionalismo”. Non è una parolaccia tranquilli. Dagli anni Sessanta forse qualcosina è cambiato certo: soprattutto dopo che il controllo del partito passò ai “conservatori”, che ostacolavano soltanto movimenti per i diritti civili con un gran successo solo negli stati del Sud, non molto “convinti” (è un eufemismo qui) del processo di liberazione razziale di un certo John F. Kennedy (oh, un democratico). Un altro passetto in avanti e arriviamo ai nostri giorni. Questo benedetto partito repubblicano (oggi sì “conservatore”) annovera qualche correntoccia al suo interno (che grande democrazia proprio come nella PdL!): una destra tradizionale (Cheney), i “neo-cons” (neoconservatori, residuato bellico reganiano), e infine i “teo-cons” (teoconservatori), la pittoresca destra religiosa (gran parte protestante), con alcuni showmen predicatori. Allora sono queste le “galassie” che giustificherebbero l’affermazione di Grassucci sulla “apertura” al mondo dei Repubblicani americani? Sentite un po’ – sarò rincoglionito – però i “neo-cons” nei loro documenti politici sembrano riappropriarsi, con contemporanei adattamenti, del “Manifest Destiny” (letteralmente “Destino manifesto”); adesso da bravo scolaretto andrebbe spiegato: di cosa si tratta? Quando leggo l’espressione “eccezionalismo americano” mi vengono i brividi. Ebbene i “neo-cons” ritengono di avere una “mission” cioè quella di “diffondere la loro forma di libertà e democrazia”! Eppure ‘sta frase l’ho già sentita… La signora Storia ci dice che i sostenitori del “destino manifesto” (riesumazione repubblicana di fine Ottocento di un gergo democratico) credevano che l’espansione non fosse solo buona, ma che fosse anche ovvia (“manifesta”) e inevitabile (“destino”). Eccolo qua, lo sapevo. Il mix esplosivo è servito: terminologia che combina espansionismo (l’“eccezionalismo americano”), il nazionalismo romantico e un credo nella naturale superiorità di quella che allora veniva chiamata la “razza anglosassone”.
Poi però mi sveglio il 5 mattina e trovo che il 44.mo presidente degli USA è un democratico. Quindi secondo Grassucci dovrei avere a che fare con uno che pensa “alla centralità americana piuttosto che al mondo”. Mah?!?! Mi dico, quindi, che questo signore dovrebbe come minimo alzare le frontiere e fregarsene appunto del mondo, una persona con la mentalità chiusa in sé, buona solo a curare il proprio orticello. Peccato che questo signore, di nome Barack Obama (si veda il libro del 2006, “The Audacity of Hope”), sia cresciuto in una famiglia “multicolored”, e quindi abbia potuto (o dovuto) “culturalmente” lavorare su un foglio bianco con tanti colori, con nonni materni (del Kansas), cresciuti sì in famiglie battiste e metodiste ma sostanzialmente fedeli “light”, con una madre cresciuta in piccole città del Kansas, Oklahoma e Texas, religiosamente scettica, con un padre “quasi totalmente assente” dalla sua infanzia, educato da musulmano, da sposato ormai un ateo convinto. Una sventagliata di esperienze diverse che certamente hanno dato a quest’uomo, oggi presidente, uno spunto per leggere la realtà con l’occhio critico e “aperto”, di colui che vuole superare le diversità superficiali per fare dell’unità la vera forza trainante di una potenza mondiale.
Solo 2 righe per spezzare una lancia (pensa te come sono ridotto!) in favore di Andreotti: è stato un grande personaggio nel bene e nel male ma mentre lui ha una carica pressoché onorifica (anche se vota al Senato!) Obama è, appunto, presidente degli USA; avrei accettato (e digerito con parecchia difficoltà) il paragone a livello istituzionale con il presidente del Consiglio che è Berlusconi… Be’ in effetti il ragionamento di Grassucci non fa una piega, ha ragione: Obama 47, Berlusconi 72!

Mario Leone

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