Eventi & Cultura

L'Ottomana di Gian Luca Campagna

Pinketts, Cuba Libre e Limousine. Ovvero: il marketing territoriale di Giallolatino

02/11/2008

Arrivo a Milano per promuovere Giallolatino accompagnato dalla fida Clarita. Il tempo è da cani, nel senso che ti vesti perché parti da Latina e vedi che fuori c’è il sole, consulti sul web il meteo lumbard ed è in linea, invece quando arrivi a Milano c’è la pioggia per l’improvvisa perturbazione che attanaglia il Grande Nord. Mi sento un po’ come Totò e Peppino alle prese col ghisa meneghino, col giubbotto e la giacca mentre il vento ti sferza la faccia e la pioggia è battente e tu maledici i novelli Bernacca. Non solo, la Centrale è in restyling e il caos è totale, sembra di essere finiti a Tunisi durante l’ora di punta con le auto che sfrecciano e che cercano di asfaltare i pedoni inzuppati. Il clacson che mi strombazza sembra familiare per quanto è carico d’affetto. Mi volto e anche se il suono è diretto alzo le spalle e cerco un riparo dalla pioggia, ma la Limousine continua a strombazzare e alla fine uno chaffeur stile highlander ma con qualche centimetro di meno e un giro vita più largo scende, gira di scatto dall’altra parte e si materializza Andrea Pinketts. Che mi insulta. Gli rispondo a tono, io. Come se fosse normale che mi dovessi aspettare una Limousine immacolatamente bianca che mi venisse a prendere alla Stazione Centrale. Praticamente cose che mi capitano tutti i giorni. Appena entro in auto Andrea mi investe con quell’alito carico di tabacco. Lo mando a cagare prendendolo in contropiede: mi aspettavo il red carpet per salire in auto e invece ho le scarpe bagnate. Gli prometto che mi lamenterò presso la direzione del suo locale che ci sta aspettando per presentare l’antologia Giallolatino. Ma quando vai in auto con Pinketts (che non ha la patente…) non sai mai dove sei diretto. Infatti, l’appuntamento è al Sud e invece per obblighi contrattuali (e morali) la prima tappa è a Le Trottoir, il marciapiede dove Andrea è di casa e ha il suo personale tavolino su cui verga le sue sconclusionate disavventure meneghine. Partono i primi drink e si tracanna quanto le cateratte aperte del cielo. Piacere piacere, passano giovani artisti e Svetlana, una pianista montenegrina di indubbio talento. Ma non c’è tempo per socializzare. Via, che siamo diretti al Sud, dove ci attendono e dove, per causa mia, dice, siamo in ritardo. Prima della presentazione dell’antologia e del premio di narrativa, però, Andrea deve sbrigare pratiche pressochè quotidiane: ha due giovani avvenenti giornaliste di un magazine milanese che vorrebbero pendere dalle sue labbra e così si lascia intervistare. Poco importa, familiarizzo con il codazzo di fan (rigorosamente muliebri). Al sesto Cuba Libre ci dirigiamo sul palco e, da perfetto anfitrione, Andrea tra sigaro perennemente acceso e stavolta boccale di birra in mano presenta l’iniziativa nemmeno fosse l’ex assessore alla cultura Vittorio Sgarbi catturando l’attenzione degli oltre cento presenti: apre con Enea, passa alla bonifica idraulica di Littoria e si dirige alla trasformazione dell’Agro Pontino come nemmeno Fabio Bianchi e Zaccheo assieme potrebbero fare, si lancia sui luoghi del giallo, si collega al fascino e alle suggestioni degli itinerari del territorio pontino e arriva a idealizzare il premio di narrativa. Dopo una presentazione del genere, ho gioco facile: è come se un’ala si beve tutta la difesa avversaria, mette a sedere con una finta il portiere e poi, a porta sguarnita, ti offre il pallone da spingere in rete. E,dopo un assist del genere, segno. Non solo, tra sberleffi e facile ironia, mi permetto anche di andare oltre: non solo Giallolatino, ma mi sia consentito, gentile pubblico milanese, a gennaio verrò a trovarvi di nuovo presentando il mio ultimo libro, ‘Come quando fuori piove’, la raccolta di racconti ispirata ai quattro semi delle carte da gioco francesi e ispirati alla statuaria modella camerunense Ledy. Andrea è contento e mi abbraccia. Se qualcuno non ci conoscesse potrebbe sospettare uno slancio da culattoni ma poi se ci guardasse in faccia ingoierebbe la falsa illazione. E via, si torna a ingollare Cuba Libre. Ma è di breve durata la socializzazione alcolica. Si riparte direzione Le Trottoir, covo clandestino delle anime artistiche milanesi, cullate da un melting pot che qui attecchisce come da noi le alghe paludose. Al nono Cuba Libre fraternizzo con la pittrice Laura, un comico divertentissimo di Zelig che accompagna Pinketts nei reading e lo chaffeur Filippo che ha tatuato ‘Scarface’ sulla tempia mancina e sente dappertutto gli odori fraterni dei sassi di Matera, dell’Aglianico e della mozzarella di bufala. Poi, alle tre ci imbarchiamo di nuovo sul transatlantico su quattro ruote e sprofondo nel letto. In attesa che mi passi la sbornia. Il giorno dopo presento, compito e azzimato, al Salone del turismo di Lugano l’innovativa idea di un premio di narrativa che promuove attraverso il marketing territoriale una provincia che trasuda fascino e qualità. Qui è tutto latte e cioccolata. Con tanti rimpianti verso il Cuba Libre.

Gian Luca Campagna

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