Eventi & Cultura

Cultura ufficiale e cultura ufficiosa

Ci sono discorsi fondati su affermazioni incomprensibili. La situazione a Latina

15/06/2008

Ci sono opinioni che si condividono, altre meno. Ci sono opinioni che non si condividono, ma che vengono esposte talmente bene da lasciare spazio al dubbio, da diventare spunto per una riflessione. Ci sono, infine, opinioni indecifrabili, nel senso che non si capisce cosa vogliono esprimere. A iniziare dal concetto di base. L’altro giorno sento parlare di ‘cultura ufficiale’. Perché, mi chiedo, ne esiste una ‘ufficiosa’? Come può reggersi in piedi un discorso fondato su un’affermazione incomprensibile? Per essere più chiari, non ci si riferiva a un paese sotto stretta dittatura, dove la differenziazione avrebbe un senso. Ma all’Italia di oggi. Per capire meglio i termini della questione: si può parlare, ad esempio, di sport ufficiale? Forse si può usare l’espressione cronaca ufficiale o politica ufficiale sottintendendo che c’è una parte di verità nascosta. Ma in questo caso ci si riferisce a questioni non esattamente ortodosse se non ai limiti della legalità. Mutuando il concetto, si può affermare che c’è una cultura illegale? O forse la cultura ufficiale è quella espressa da chi è più conosciuto, quella di chi ha un impatto mediatico più evidente? Insomma, chi è famoso è un intellettuale, chi non è famoso non può definirsi tale? Chi non ha gli onori delle pagine nazionali rosica oppure provoca sperando che quella sia la strada giusta verso la popolarità. Popolarità che gli ha ovviamente fatto schifo fino al giorno prima, quando non ce l’aveva. Quando, era febbraio del 2002, Piergiorgio Odifreddi tenne tre serate indimenticabili all’auditorium della scuola Volpi di Cisterna grazie all’invito dell’associazione culturale “Luca Cicchitti”, l’evento ebbe un ottimo successo di pubblico. Ma la stampa se ne occupò ben poco, quasi per niente. A proposito: tra il pubblico tutte facce ignote (tra queste l’avvocato Dino Lucchetti, che allora non perorava la causa dell’aeroporto e pertanto passava inosservato). Se Odifreddi tornasse oggi – dopo che Crozza Italia lo ha fatto conoscere a tutti – le cose andrebbero diversamente. Eppure diceva cose sensatissime in maniera assolutamente affascinante anche sei anni fa. Era cultura ufficiale oppure ufficiosa in quel caso? Nel 2006 e nel 2007 l’apertura del Campus internazionale di musica è stata segnata da due convegni che si sono tenuti ai Giardini di Ninfa. Tra gli ospiti c’era Roberto Calasso, che oltre ad essere scrittore e saggista i cui libri sono stati tradotti in molte lingue, è anche il direttore editoriale della casa editrice Adelphi. Anche qui il pubblico non è mancato, ma i volti non si conoscevano. Qualche mese fa sul palco del teatro D’Annunzio è salito Lindsay Kemp: in platea non era tutto esaurito e la galleria era praticamente vuota. Torniamo all’idea della cultura ufficiale e torniamo a chiederci cosa si intende con questa. Quella che capiscono tutti? Allora quella che capiscono poche persone è cultura ufficiosa, cultura d’elite? Ma se la capiscono in pochi, la colpa di chi è: della cultura che non si fa capire o di chi non studia e quindi non la capisce? Si può pensare di arrivare alle Olimpiadi senza allenarsi? Si può gustare una partita di calcio senza neanche sapere che a giocare sono undici contro altri undici? E ancora, che significa fare cultura? Produrla o studiarla? Si può produrre senza sapere cosa è stato prodotto prima? E si può pretendere che la propria produzione interessi per forza a qualcuno? C’è anche chi rimane arroccato nel proprio Parnaso, dicendo di non volersi contaminare con il mondo. Come i fotografi che, ritenendosi grandi artisti, si rifiutano di fare i servizi per i matrimoni e così si crepano di fame. Ma la loro arte è salva. Contenti loro. C’è invece chi non si vergogna di esporre nei bar e nei ristoranti – a Latina la rassegna Mad curata da Fabio D’Achille è un esempio – e riesce a farsi apprezzare, a far vedere che in una città così priva di stimoli culturali (c’è sempre chi continua a dirlo) si riesce a produrre un ottimo lavoro. É cultura ufficiale o ufficiosa? Torniamo alla nostra piccola Latina, così fuori dai circuiti culturali (dimenticando che abbiamo musicisti come Roberto Prosseda che tiene concerti in tutto il mondo, scrittori come Antonio Pennacchi che sono editi da Mondadori, registi come Massimiliano Farau che allestisce i suoi spettacoli a Parma e mi fermo qui per motivi di spazio) e chiediamoci che cultura ufficiale potremmo mai esprimere. Per molti nessuna. Bene, contentiamoci di quella ufficiosa e sentiamoci in ottima compagnia pensando a Piergiorgio Odifreddi a Cisterna.

Maria Corsetti

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