Economia

I beccamorti, i furbi e il lavoro

Il Sindacato chiede lavoro, ma non lo cerca. Gli industriali la libertà di impresa che non difendono

13/06/2008

Zaccheo si appella a Scajola per il lavoro, e bene fa. Ma noi dobbiamo domandarci: noi abbiamo fatto tutto il possibile per evitare questa crisi? È facile dare la colpa agli altri: multinazionali cattive e americane; imprenditori che si innamorano della Romania; destino cinico e baro. Sono contadino e i ragionamenti colti non li capisco, ragiono terra-terra: se c’è tutta questa fame di lavoro, se rischiamo di non campare più perché il sindacato non sciopera per far aprire i cantieri della Sorgenia ad Aprilia? 450 milioni di euro di investimento (20 volte l’Intermodale, 10 la Rossi sud, più di 4 volte la Metroleggera di Latina), centinaia di occupati diretti nella costruzione, decine di posti di lavoro durante la gestione. Sono diventato anticomunista da vecchio per via di certi comunisti, ma non rinnego la mia storia: da noi sono nati gli scioperi alla rovescia, la protesta popolare per il lavoro. Ricominciamo da qui caro Salvatore D’Incertopadre, dalla storia della sinistra, scioperiamo per far aprire un cantiere. Scajola annuncia al G8: “L’Italia torna a fare centrali nucleari”. Bene, se questo è iniziamo da una centrale a turbogas. Fazzone, Conte, Ciarrapico, parlamentari di Scajola, scendano in piazza per la centrale, per coerenza con il ministro che hanno fiduciato.
La Marcegaglia, presidente degli industriali italiani, dice sì al nucleare: mi aspetto che il suo omologo di Latina Mazzenga scenda anche lui in piazza per la centrale. Altrimenti sono tutte chiacchiere: il sindacato chiede lavoro, ma non lo cerca, gli industriali vogliono la libertà di intrapresa ma non la difendono, i politici fanno volare i treni ma non mettono il treno sui binari. Mio padre mi raccontava la storia di un tipo di Sezze, mi pare si chiamasse Petrolio, che andò in prefettura a Latina con altri compaesani a chiedere lavoro. Era appena finita la guerra e tutti se la passavano male. Il prefetto capì il problema e la mise così: “Non posso dare lavoro a tutti, ma a uno su 10 sì. Facciamo una decimazione, ma questa volta in positivo”. I lavoratori setini si misero in fila, un solerte carabiniere iniziò a contare: uno, due… dieci. Il decimo usciva dalla fila orgoglioso di aver trovato lavoro. Dopo due, tre conte al dieci il carabiniere si fermò davanti a Petrolio che prese la parola, per niente soddisfatto: “Eccellenza – rivolto al Prefetto – ma di tanti beccamorti che ci sono qui, proprio a me volete far lavorare”. Mi sa che di Petrolio ce ne sono tanti.

Lidano Grassucci

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