Eventi & Cultura

Italia Nostra e il Box

C'è chi usa solo strumenti politici e non arististici o architettonici. Né più né meno come le bandierine di Legambiente... Chi dovrebbe cascarci?

12/06/2008

ParvapoliS da sempre dimostra una liberalità non comune, facendo posto sulle sue “pagine” a opinioni che – se non sempre sono condivisibili – hanno il nobile scopo di dare voce anche alle idee meno convenzionali e più anticonformiste. In questa ottica la mia formazione accademica – sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali – mi fa sentire personalmente chiamata in causa dalla lettera aperta che Italia Nostra rivolge al sindaco Zaccheo attraverso il nostro quotidiano sull’ormai nota questione del punto di informazioni antistante il piazzale della stazione. La mia non ha la presunzione di essere una pubblica risposta – per la quale non avrei neanche titoli – ma semplicemente rispecchia l’esigenza di dare una controparte alle dichiarazioni fatte. Italia Nostra si colloca in una posizione molto critica nei confronti di questa oper a pubblica e le sue dichiarazioni sfavorevoli impregnano da cima a fondo un discorso che è evidentemente politico più che prettamente storico-artistico, architettonico e paesaggistico. La geometria dell’edificio e il tipo di muratura scelto sono – a mio avviso – un richiamo molto intelligente al razionalismo degli anni Trenta. Si pensa proprio all’edificio delle Poste chiamate in causa da “Italia Nostra” come punto di riferimento evidente. Il luogo deputato alla costruzione, inoltre, copre alla vista uno dei veri scempi paesaggistici che abbrutivano l’arrivo alla stazione e cioè quel comodissimo hotel cui riconosciamo un valore funzionale assolutamente fuori discussione, ma di sicuro non concediamo nulla dal punto di vista architettonico, né – ovviamente – paesaggistico, visto che di panorama disquisisce Italia Nostra. L’intelligenza e la sensibilità del progetto, i noltre, stanno – non solo nel richiamare il classicismo razionalista della fondazione – ma anche nel non imitare pedissequamente l’architettura di un passato che ormai non c’è più, ma di rimodellarlo e interpretarlo secondo la chiave del nostro periodo storico, di cui Zaccheo è indiscutibile perno cittadino. I maggiori critici d’arte e filosofi dell’estetica europei (specialmente italiani e tedeschi), in numerosi e storici lavori letterari, in corrispondenze epistolari pubblicate sulle maggiori riviste artistiche, hanno chiuso da circa 80 anni una diatriba storica sull’opportunità o meno del restauro imitativo e irriconoscibile riaperto oggi da Italia Nostra su ParvapoliS. Scalzata ormai da quasi un secolo l’idea che un restauro debba falsificare il tempo in cui lo stesso viene effettuato, oggi negli ambienti più prestigiosi del restauro internazionale è scontata e diffusa la consapevolezza che ogni periodo storico debba lasciare un’orma, una traccia tangibile (e armonica) del suo passaggio su qualsiasi cosa tocchi di più antico. E questo, ci tengo a sottolinearlo sebbene sia sempre antipatico puntualizzare l’ovvio, si chiama rispetto per l’arte, la quale non può in nessun modo essere recisa dalla storia. La diatriba, chiusa molto prima che Mussolini costruisse Littoria, trova ora questi signori impegnati in un’anacronistica e dubbia rivolta contro il punto informazioni e non – con mio grande disappunto – contro lo scempio urbanistico dell’hotel che sta là da molto più tempo. Ma si sa – quando qualcuno fa qualcosa e non è dalla nostra parte politica – quale occasione migliore per coinvolgere la stampa? Allora io mi domando se i Soci di Italia Nostra hanno mai visitato la fortezza di Sermoneta nella quale si trovavano – si noti l’uso del passato imperfetto – affreschi di fine Quattrocento quasi completamente distrutti, su cui qualcuno – invece che assegnare i lavori a personale di riconosciuta formazione – ha deciso di ricalcare la sua idea di arte come si faceva da bambini con i fumetti controluce, colto da un’improbabile dilettantistica ispirazione pinturicchiana (e non parlo del calciatore Del Piero, purtroppo). I risultati sono visibili a chiunque da molto (troppo) tempo, ma evidentemente non fanno altrettanta eco. Per contrasto mi viene in mente la basilica di San Pietro a Roma, un cantiere che ha attraversato secoli di storia e politica e parallelamente di artisti e grandi architetti, ognuno riconoscibile, ognuno presente in perfetta armonia con i colleghi del suo proprio passato e del suo proprio futuro, lungi – però – dall’essere pedissequi imitatori l’uno dell’altro.
E, sia detto per inciso, mi viene in mente Legambiente che quando punta le bandierine azzurre nella sua stanza dei bottoni, forse pensa più al rosso delle amministrazioni comunali e provinciali che alle sfumature del mare, visto che sono anni che relega il litorale a sud del capoluogo pontino in posizioni che assolutamente non combaciano con la quotidiana, comune percezione del vero e non dà una classificazione degna di nota neppure all’arcipelago pontino, dando per sommi capi una risolutiva bandiera nera al Lazio tutto nonché una bella bastonata al turismo nell’Agro (neanche 20 giorni dopo le elezioni).

Sara Fedeli


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