Eventi & Cultura

Contro le piste ciclabili

Sul perché deve partire una campagna di sensibilizzazione contro le biciclette (e a favore dei Suv)

31/05/2008

Altro che piste ciclabili, ma proibiamole queste biciclette. Basta con i finti buonismi: guardiamo la realtà dei fatti, la bicicletta è una cosa pericosa per sé e per gli altri. Non sai mai esattamente un ciclista che intenzioni ha. Quando te lo vedi davanti rallenti pure se vai a cinque all'ora e cammini solo perché la strada è leggermente in discesa e hai il vento a favore. Potrebbe ricordarsi all'ultimo minuto che deve girare. In genere lo capisci solo mentre lo fa. Il ciclista è ontologicamente un anarchico, anche se qualche volta fa finta di rispettare le regole più spesso va contro senso. Ed è indefinibile la sua esatta collocazione: marciapiede, strada o pista ciclabile. Il ciclista, è questa è un' aggravante pesantissima, si riproduce. Spesso lo vedi con l'allegra famigliola. La bambina piccola nel cestino davanti, quella un po' più grande con un'altra bicicletta dietro. Roba che tutta la famiglia ti entra benissimo dentro una Panda. E mica l'ho mai vista una bambina nel portapacchi di una Panda e la sorella dietro che guida una Pandina. Roba da togliergli la patria potestà, ma posso stare io con la paura di fare strike? Dice: ma c'è la pista ciclabile. Ma sti cazzi, ma come ci arrivano alla pista ciclabile? Si materializzano direttamente in via del Lido? Li scaricano lì con il Tir? O devono invece attraversare la città in fila indiana rompendo i coglioni a me? Manco a dire che alcuni orari loro li evitano. Il ciclista tipo è tanto masochista che esce pure di notte. Mica solo in condizioni di luce favorevoli, che almeno lo vedi. No, in piena notte. I meno sfrontati indossano uno zainetto con lo stop, che quando sei a pochi metri da loro li vedi e sei ancora in tempo a sterzare e andarti comodamente a scontrare contro un pino. Gli integralisti no, sono vestiti di nero. Hanno solo un catarinfrangente di 15 centimetri quadrati, dietro, che noti distintamente, ma solo dopo che la bici l'hai presa in pieno e vedi sta cosa rossa che ti si incolla nel parabrezza a venti centimetri dal tuo naso. Che poi pure sto fatto della pista ciclabile è roba da morire dal ridere. Ma togliamola domani. Ma ti pare che dobbiamo tenere sta cosa, che non c'è mai nessuno, se non qualche sfigato che fa jogging, sempre rigorosamente libera, pure a mezzogiorno d'agosto, mentre tu sudi dentro la tua auto nell'affollatissima corsia accanto. Ma che cazzo ti dice il cervello? Ma io ti ci entro con la macchina dentro la tua stupida corsia, altro che pista ciclabile. Dice: ma non capisci, è che la bicicletta è sicura. Capito? La bicicletta è sicura. Che con una buca finisci in ospedale, è sicura. Un tamponamento tra auto, a velocità moderata, non mi faccio un cazzo. Un tamponamento tra bici, pure da fermo, finisco all'Icot. Però mi devo bere sto luogo comune che la bicicletta è sicura. È per le famiglie. Roba che se mio figlio uscisse in bicicletta lo frusto in garage. E gli buco le gomme. Come se tutto ciò non bastasse, i ciclisti sono in genere verdi o comunisti. Perché devo tenere una pista ciclabile che userà gente che nemmeno è rappresentata in parlamento? Ma se le facessero a Cuba le piste ciclabili. Per me a L'Avana posso fare pure le file indiane, uno dietro all'altro, mentre scampanellano allegramente. Santoro e Travaglio in testa. Quindi, fatemi un piacere personale: allarghiamola questa strada per il mare. Una bella colata di cemento unico, poi una nuova mezzeria e due corsie degne di questo nome. E una bella campagna di sensibilizzazione culturale: lasciate a casa quella cazzo di bici e compratevi un Suv.
 

Mauro Cascio

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