Eventi & Cultura

I bei tempi di una volta

Invertiamo il modo di guardare il mondo e scopriremo realtà evidenti. La banalità alle volte svela segreti inconfessabili.

28/05/2008

Che brutto mondo oggi, una volta sì che le cose andavano meglio. L'anno scolastico si avvia alla conclusione, gli studenti universitari si preparano per la sessione estiva degli esami, il sistema scuola italiano è criticato dagli stessi italiani. I ragazzi di oggi sono tutti computer e telefonino, le mezze stagioni non esistono più. Ma, se a maggio ancora non si può andare al mare - a maggio non è ancora estate - tutti ci rimangono male. Che succede? Succede che le mezze stagioni sono tornate. Come riportato in prima pagina sul quotidiano "Libero" di sabato scorso gli esperti dell'Osservatorio del Collegio romano rilevano che fino a qualche giorno fa è piovuto. "Il fatto suscita una strana apprensione - si legge - La gente scruta il cielo in cerca di un raggio di sole. Niente da fare. Nuvole fino all'orizzonte. Manca perfino il rosso di sera e non si può mormorare: bel tempo si spera. Qualcuno osserva: di solito in primavera piove. Poi come prova a suo favore ricorda celebri perle di saggezza: arriva marzo pazzerello, esce il sole ma prendi l'ombrello". Dovremmo essere tutti contenti, la temutissima desertificazione del pianeta, sulla quale si fanno convegni e studi, è scongiurata. La realtà è che a seccarsi di caldo sarebbero state sette otto generazioni dopo quella attuale, allarmata e infinitamente felice di tuffarsi a già a fine aprile. In un convegno sulla "Concorrenza come strumento di rinascita del Paese" Antonio Catricalà, presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato, affronta il problema della formazione e sottolinea che lo studio è fatica, che l'università sotto casa per tutti non è una conquista ma una "disabitudine" al sacrificio. Prosegue dicendo che tra un po' si pretenderà di studiare mentre si dorme così rimane spazio per tanto tempo libero. Catricalà, però, ha anche l'ardire di dichiarare che se con un professore "il massimo che puoi prendere è 22" forse il problema è del professore, non degli studenti. Nel dibattito che ne consegue si alza una professoressa di diritto privato. "Insegno all'università a tempo pieno e non mi sento sminuita rispetto ai colleghi che fanno anche attività professionale, anche se tanti mi considerano come un insegnante qualunque di scuola secondaria". Dimenticando che un anno di università si recupera, molto più difficile - in senso culturale - recuperare un anno di liceo o scuola media e praticamente impossibile riparare i danni di un anno di elementari fatto male. Le cronache riportano episodi terribili, basta leggere qualche pagina di storia per constatare che in passato l'umanità ha saputo fare di peggio. Gli esami di maturità sono alle porte e tra le maglie delle commissioni ci saranno insegnanti "vecchio stampo" - appunto vecchio - che non si pongono il problema dell'evoluzione anche della lingua (sennò parleremo in latino) e super moderni ai quali sfugge l'idea che è meglio evitare troppi buonismi perché la vita buonissima non è. In redazione, al Il Nuovo Territorio e Tele Etere, abbiamo ospitato per un mese studentesse del liceo pedagogico Manzoni di Latina. Ragazze che tra pochi giorni dovranno affrontare una commissione. Ragazze curiose e interessate come vuole la loro età. In un convegno su Dante Alighieri che si è tenuto al liceo classico Alighieri è intervenuto un ragazzo - pantalone calato e maglietta indescrivibile - che stava imparando la Divina Commedia a memoria dopo averla sentita recitare da Benigni. Se vai al conservatorio Respighi vedi musicisti di ogni età che si accaniscono sugli strumenti. Mentre il mondo si scopre non desertificato. Invertiamo il modo di guardare il mondo e scopriremo realtà evidenti. La banalità alle volte svela segreti inconfessabili.

Maria Corsetti

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