Eventi & Cultura

Il dono negato

Oggi alle 19 al Museo Cambellotti la presentazione del libro di Attilio Nicastro. Storie di stitichezza e dintorni

27/05/2008

Rifletto sullo scrivere, l’occasione mi è data dalla presentazione del volume di Attilio Nicastro “Il dono negato” che ha per sottotitolo “Storie di stitichezza e dintorni”. Lui, Nicastro, è un chirurgo, uno chiamato alle riparazioni dei corpi. Chi fa il suo mestiere deve essere un po’ freddo, deve avere qualche distanza con la vita. Perché se la vita la leggi da dentro, come la vive un chirurgo, forse non è bella. Già viverla da cantastorie, come faccio io , non è il massimo. Eppure Attilio Nicastro riesce ad essere spiritoso ardimentoso. Parlare di stitichezza è difficile, parlare della difficoltà, o dei dolori della liberazione è, semplicemente, impossibile. Che parole usi, quali storie ti inventi. “Meglio tutt’è matine ‘na bella cacata, ca tutt’è sire’ na bella chiavata”, è l’adagio che Nicastro sceglie per iniziare la sua storia. Certo negli ultimi tempi una “emancipazione” del lato B c’è stata, ma si tratta della sua parte estetica, non di quella funzionale. Ha iniziato il suo racconto, non a caso, con una espressione dialettale perché le culture popolari, quelle meno “sensibili” all’etica religiosa, quelle che hanno rapporti più diretti con la religiosità arcaica, pagana, contadina non avevano dentro la differenza tra estetica e funzione. Del resto è Gioacchino Belli che chiude la serata in famiglia “'Na pisciatina, 'na sarvereggina, E, in zanta pace, ce n'annamo a letto”. Oggi siamo puliti, candidi come i culetti dei bimbi appena nati. Attilio Nicastro è nato in Calabria, terra dura isolata dal mondo, terra di Magna Grecia, dove la morale è attecchita nei riti, non dentro nella sostanza della vita. “Forse nella mia mente, in qualche angolo recondito della coscienza, rimane nascosto il mio ricordo emozionato del proverbio di mio nonno e incosciamente persisteva la curiosità di comprendere il legame tra il piacere della defecazione e quello dell’atto sessuale” racconta così Nicastro la sua scelta di fare il medico chirurgo proctologo. Ho scoperto con Nicastro che i lassativi sono i farmaci più venduti, come dire: grandi problemi, grande vendite. Non avrei avuto l’ardire di parlare di “defecazione”, anche ora mentre scrivo non mi viene da usare il termine di Belli, cacata. Non sono francese che mi posso permettere di usare “merde” per apostrofare chi mi sta antipatico e passare per fine conoscitore della storia patria visto che questa espressione fu usata dal generale Cambronne per “resistere” ai nemici dell’Imperatore e di Francia. Sono figlio di una Patria che ha scelto il più pulito “Obbedisco”. La libertà è inversamente proporzionale alla distanza da Roma. Nicastro è medico colto e usa termini come “stipsi”, “proctologo”. A me è venuto da chiamarlo “culologo”: chi studia la società è sociologo, chi studia la politica è politologo, chi studia il culo cosa altro può essere se non un culologo. Ma non si dice, per pudore, per paura perché sta male a tavola. Gli antichi romani mangiavano e si procuravano il vomito per continuare a mangiare, non era maleducato farlo, era la vita. Da noi no, il cesso suoi treni si chiama ancora “ritirata”. Ma quale disfatta militare presume il bisogno di liberare il corpo? Quale accidenti di sconfitta della vita è defecare. Sono qui a riflettere sullo scrivere e sulle parole inibite, vietate. Ed ecco che nasce l’amore dello scienziato per l’oggetto della sua scienza: “Il cilindro anale è ricoperto, per la metà della sua estensione interna da cute. Questa pelle è altamente specializzata… contiene altre varietà di tessuti che lo rendono organo complesso e sofisticato, come dire organo intelligente”. Nicastro, a pagina 76, si sublima, tira fuori se stesso è un eroe, ha scoperto che il culo pensa. Nulla altro va aggiunto è, questo libro, l’emancipazione della vita vera, è l’esatto contrario delle esegesi dei santi, del racconto di vite impossibili. Nicastro inizia dal nonno, io termino con il mio che si chiamava Lidano come me che a proposito di santità osservava: “I Papa fa le curee e caca accomme a nu, allora è omo accomme a nu”. La democrazia del cesso, se si immaginava Mussolini sulla tazza, Hitler sofferente di stipsi, Stalin alle prese con una esplosione di diarrea forse l’umanità si sarebbe salvata dalla mostruosità. Sì, vi assicuro che Bin Laden caca.

Lidano Grassucci

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