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Ronaldo

È vero che tutti gli davano del "Fenomeno". Ma era per prenderlo in giro...

26/05/2008

Non ho mai capito che cosa abbia di tanto “fenomenale” Ronaldo. Credo che uno sia un “fenomeno”, nel suo ramo, quando eccelle, quando non c’è di meglio, quando uno che lo vede, anche se non capisce niente, dice: ammappa che fenomeno. Prendi Massimo Cacciari. È un fenomeno. Ti starà pure sulle palle, sarà pure un po’ comunista, sarà snob, ma se lo leggi ti inginocchi. Prendi Sergio Quinzio. È un fenomeno. Ci sta tutto. Ci sono idee, concetti che ti stracciano, ti fanno a pezzetti che tu al massimo puoi copiare e, copiando, sempre secondo arrivi. Pure se non sei un teologo dell’ora nona, Quinzio è uno che lo leggi è dici: che fenomeno. E ti corri a comprare tutto quello che ha scritto. Uno, per intenderci, che ti cambia la vita. Perché questa è l’ambizione più alta della Cultura e della Filosofia: segnarti. Che “fenomeno” sia uno che più che segnarti è pagato per segnare è involontariamente comico in una società normale. E che sia pagato cifre che non riesco nemmeno a tradurre, in una nazione dove la metà delle famiglie campicchia con mille euro al mese è una di quelle storture del mercato che ti fa vergognare persino di essere un liberista convinto. Ma ci voglio stare. Non voglio fare né il demagogico né il frustrato sociale. Dunque, cominciamo, il “fenomeno” è uno che nel campo suo, il gioco del calcio, è il massimo, un esempio d’eccellenza dei valori dello sport, di continuità, di tecnica. La carriera italiana del “fenomeno” parte, mi dicono, dal 1997. Una sòla per l’Inter, con la o aperta, con l’accento grave, cioè una fregatura. Due infortuni gravi e per tre anni se ne sta prevalentemente in panchina. Ci sono buono pure io. L’Inter lo ha pagato per curarsi e per rimettersi in piedi. Cazzo che fenomeno, hanno cominciato a dire in Italia. Io a un datore di lavoro così ci faccio una statua d’oro, ci metto i fiori e gli do l’acqua tutti i giorni (ai fiori, non alla statua). Lui no. Perché è un fuoriclasse. Appena sta bene se ne va. E tanti saluti a tutti. Un fenomeno, dicevano in Italia, ma lo dicevano per prenderlo per il culo, ormai troppo distante, lui, per esserci preso a calci, nel culo. Ma ormai lui giocava nel Real Madrid, e senza di lui all’Inter andò persino un po’ meglio. Portasse sfiga? Dopo qualche anno in cui i più si sono dimenticati di lui, questo ragazzotto dai denti da castoro torna. Dove? All’Inter che tanto gli aveva dato in cambio di un cazzo? No, al Milan. Un fenomeno, dissero tutti. E ancora una volta era per prenderlo per il culo. Lui sorrise, si fece ricrescere i capelli per non farsi riconoscere, continuò a portare una sfiga della Madonna, porta sfiga sempre a chi lo paga, ma soprattutto ad esercitare l’arte per cui è famoso in tutto il mondo: farsi pagare per curarsi. Ci riesce a Febbraio, contro il Livorno, con la rottura del tendine rotuleo, una nuova operazione a Parigi e almeno altri dieci mesi di stop, questa volta a spese di Berlusconi. Che fenomeno, hanno detto gli italiani, e sempre per prenderlo per il culo. Fino a quello che per il momento è l’ultimo episodio conosciuto delle gesta di Ronaldo Luís Nazário de Lima: quando tre transessuali brasiliani hanno pensato di prenderlo pure loro per il culo, ma non in senso metaforico. Insomma, lasciamo la definizione di “fenomeno” alle cose che abbiano qualcosa di fenomenale per davvero. Cominciamo a dare un aggettivo giusto a visi, gesti ed eroi. Anche se non sono nobili come Quinzio o Cacciari.

Mauro Cascio

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