Cronaca

Erosione ed accesso al mare

Il caso "Sabaudia" fa discutere. Moderate considerazioni...

25/05/2008

L’Italia ha ben 7.375 chilometri di litorale, un patrimonio naturale inestimabile per metà fatto di spiagge. Di questi, il 42% è sottoposto a consistenti fenomeni di erosione, che a livello mondiale riguardano l’80% dei litorali, ma non è solo questo a metterle in pericolo. Industrie, costruzioni abusive, porti turistici, stabilimenti balneari hanno invaso le nostre coste rendendo le spiagge sempre più inaccessibili a chi non è disposto a pagare per godere di un bene comune come il mare. La Finanziaria del 2006 ha stabilito che “È fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione” ma la sua applicazione lascia molto a desiderare. La regione leader per numero di stabilimenti è la Liguria, dove su 135 chilometri solo 19 sono “liberi”. Segue l’Emilia Romagna dove 80 chilometri su 104 sono occupati da bagni privati: la sola provincia di Rimini su 40 chilometri di costa ha la bellezza di circa 700 bagni. Al 50% la spiaggia occupata da lettini e ombrelloni nel Lazio, in Abruzzo, in Calabria, in Basilicata, in Veneto e in Toscana dove ci sono 511 bagni in poco più di trenta chilometri di Versilia da Marina di Carrara a Torre del Lago. Si inverte il rapporto sul litorale Campano, dove a fronte di 80 chilometri di spiaggia “privata” ci sono 130 chilometri di libero accesso, e in Puglia, dove le spiagge libere sono il 75%. In Sicilia e in Sardegna la spiaggia senza dazi è quasi ovunque la norma ma con le dovute eccezioni. A Mondello, il mare dei palermitani, da alcuni anni la crescita del numero delle cabine è impazzita, fino a inghiottire gli ultimi centimetri di spiaggia. Nell’agrigentino invece si è strutturato il business dei chioschi: dapprima posizionati sull’arenile solo per la stagione estiva, oggi fissi tutto l’anno. E così andare al mare anche a Sud, non è sempre gratuito: le spiagge attrezzate, che teoricamente dovrebbero offrire un servizio di ombrelloni e sdraio solo su richiesta, diventano di fatto delle postazioni permanenti. “In Italia la gestione delle aree di costa è condivisa a livelli diversi, dallo Stato, dalle Regioni e dalle comunità locali, una frammentazione che spesso comporta sovrapposizioni e complicazioni – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente – e ha permesso che sui nostri litorali sorgessero insediamenti industriali inquinanti e infrastrutture turistiche spesso del tutto inutili, e una distesa di cemento fuori controllo e molto spesso abusivo, che ha riempito i lungomare di alberghi, seconde case e stabilimenti. E’ necessario - continua Venneri – mettere in campo un sistema di pianificazione e gestione costiera che individui il punto di equilibrio tra le attività economiche, turistiche e residenziali da un lato e l’ambiente dall’altro. Senza dimenticare che le spiagge sono di tutti e che l’accesso libero è un diritto che va difeso”.

Redazione ParvapoliS

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