Cronaca

Il rasoio della legalità

C'è una cosa a cui in pochi hanno pensato: era pubblica anche la data di nascita

07/05/2008

Caro Direttore, e così l’Agenzia delle Entrate ha deciso di rendere pubblici i redditi 2005 degli italiani . Si può o meno essere d’accordo su tale decisione. Qualcuno ravviserà prioritari motivi di trasparenza altri invece daranno importanza maggiormente a pericoli di sicurezza personale o di tensione sociale. Preferisco tralasciare questa disquisizione a carattere soggettivo, per proporre invece qualche breve e personale riflessione a carattere generale. Forse non tutti sanno che il campo della Privacy è particolarmente ampio. Ad esempio anche un professionista che non tratta dati sensibili, ma puri nominativi, ha l’obbligo di attivare delle procedure che garantiscano la riservatezza dei clienti. Le sanzioni sono piuttosto severe e si ricade assai facilmente nell’ambito penale. Ora succede che, a scadenza di mandato governativo, qualcuno decida che sia buono e giusto pubblicare non solo dati personali, ma anche relativi al reddito, della totalità degli italiani e li metta a disposizione di tutto il mondo. Questo qualcuno, che chiamerò in seguito per semplicità “il rivelatore” non importa chi sia, se il Direttore della Agenzia delle Entrate Massimo Romano, Il Viceministro Visco, Prodi in persona, o tutti insieme appassionatamente. Non è affatto difficile quindi rilevare che c’è qualcosa che non quadra. Pare che si guardi alla pagliuzza nell’ occhio quando c’è conficcata una trave. Si ha come la netta impressione che si voglia preservare con cura la riservatezza dei singoli cittadini ad uno ad uno con grave complessità e aggravio di procedimenti e di costi, e poi si pubblica in un minuto molto di più e di tutti. Infatti, ciò che è valido per un singolo cittadino che tratta pochi singoli dati, come si può pensare che non debba essere valido per un Ente Nazionale che ne tratta della totalità? Sembra poi che il “rivelatore” non si sia posto alcuna domanda, ovviamente. Infatti in tal caso avrebbe di certo consultato il Garante della Privacy. Sennò che ci sta a fare! È abbastanza anomalo da parte del “rivelatore” non aver pensato di domandare il parere confacente a tale organismo nazionale, preposto all’uopo. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare, ma è solo una supposizione, che, se fosse stato consultato, magari non sarebbe stata poi possibile l’avvenuta pubblicazione dei dati. Risulta quindi difficile definire la procedura del rivelatore “trasparente”, soprattutto se si considera riferita all’ Ente che della trasparenza dovrebbe farne il suo “modus operandi”. Ora, si spera che al “rivelatore”, qualora accertato l’abuso e magari chiamato a risarcire l’eventuale danno provocato, si attribuisca un nome preciso e magari anche un cognome, e non si scambi semplicemente per l’Agenzia Entrate, cioè in pratica lo Stato. Se così fosse infatti, a pagare, saremo ancora una volta noi cittadini. E pagheremo noi stessi su un abuso compiuto su noi stessi, come troppe volte accade. Anzi saranno proprio i non presenti sulla lista dei redditi pubblicata, cioè i disoccupati, le casalinghe e i bambini, a risarcire di fatto i presenti. Quello che in molti si staranno chiedendo però, è come il “rivelatore”, che si suppone possieda speranzosamente un minimo di intelletto, non si sia accorto di stare camminando sul filo del rasoio. Il rasoio della legalità, appunto. Prova ne è il fatto che subito il Garante ha espresso da subito molte perplessità e ha recentemente considerato tale iniziativa contraria alla Legge Italiana e la stessa Magistratura romana e palermitana hanno aperto immediatamente un fascicolo. Al contrario è piuttosto evidente come non sono poche le persone a cui risulti spiacevole il solo vedere spiattellata la propria data di nascita. Evidentemente sono finiti i tempi nei quali si diceva che alle donne non va chiesta nemmeno l’età. Quel che almeno è certo, è che l’anziano “rivelatore” disconosce totalmente le vecchie regole della galanteria.

Massimo de Simone

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