Eventi & Cultura

Guardoni, redditi e giornali

Tutti quanti sposiamo una sola forma mentis: pubblichiamo quelli degli altri

06/05/2008

Questa storia dei redditi pubblici mi piace, nel senso che è simbolica di una forma mentale, di uno stile. Tutti pronti a rendere pubblici i redditi, ma quelli degli altri. Perché il male è sempre altro da noi. Mi spiego: noi giornalisti, alcuni di noi, ritengono che sia utile informare il prossimo di quanto guadagnano gli altri (meglio di quanto denunciano al fisco). Bene, se fossero coerenti dovrebbero iniziare a pubblicare i loro redditi, dichiarando anche che le aziende di cui sono dipendenti prendono fondi pubblici quanto è la percentuale di sostegno pubblico sul fatturato e aggiungendo la percentuale di stipendio che gli pagano i contribuenti. Insomma palesando la loro posizione e quanto pesano sul fisco. Fatta questa premessa poi passano a rivelare quanto denunciano gli altri. Personalmente non vi dico quanto denuncio perché ritengo da guardoni farci i casi degli altri e mi guardo bene dal pubblicare i redditi del mio prossimo. Chiedo però al direttore di Italia Oggi di rendere pubblici i propri redditi, lo stesso al direttore de Il Sole 24 ore e anche al direttore di Latina Oggi. Loro ritengono che il mondo debba essere trasparente, diano l’esempio. È facile fare i “belli con l’estetica degli altri”. Per un principio vale la pena morire, ora non chiedo la vita dei colleghi ma la coerenza è dovuta. Ho sempre avuto fastidio per chi si impiccia, mi piace la coerenza e non faccio agli altri quello che mi dispiacerebbe che gli altri facessero a me. Colleghi pubblicate i vostri redditi, raccontateci in che percentuale siete impiegati pubblici. Poi potrete sindacare su quanto guadagna Antonio e Francesco, il sindaco e il suo vice. Ma dopo, altrimenti? Siete guardoni. Personalmente non trovo divertente guardare gli altri.

Lidano Grassucci

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