Eventi & Cultura

Il bagno e il cellulare

Ovvero: come sentirsi un idiota in tre semplicissime mosse

01/05/2008

Non so se vi è mai capitato di non ricevere nessuna chiamata per tutto il giorno, ma proprio zero zero zero, e quando siete al bagno, non un secondo prima, non un secondo dopo, ecco che squilla il cellulare. A me sì, capita spesso. Dici pronto che ti senti il papa a san Pietro, senza la folla osannante però: solo l'eco. L'unica differenza è che non parli latino. Quello, dall'altro lato, ti dice immancabilmente: ti sento male, c'è come un ritorno. Non c'è nessun ritorno, imbecille, sono seduto nella tazza del cesso, solo che non glielo dici perché in genere tutta questa confidenza non c'è. Così dici che tu lo senti benissimo. Quindi il problema è tutto suo. E lui non capisce mai, perché statisticamente i coglioni che dal bagno rispondono sono lo zero virgola qualcosa. Non se lo aspetta. Fa la finta di spostarsi, controlla le tacche, riconosce che sì, è colpa sua, adesso ti sente bene anche se tu sai che ti sente tale e quale a prima. Ossignore, quanti coglioni ci sono nel mondo. "Scusi se la disturbo dottor Cascio". Nessun disturbo, in fondo non sto trombando. "Avevo qualcosa di estremamente riservato da dirle". Guardi di cose "riservate" in questo preciso istante me ne intendo, posso capirla, dica. "Anche urgente, per la verità". Sì, per essere qui ho avuto anche io urgenze impellenti, vada. Poi la declinazione cambia: presentazioni di libri, articoli che hai scritto, vogliono sapere che ne pensi di Enrico Castelli (il promotore, tra l'altro, delle dense giornate di Studi internazionali che portano il suo nome), se hai qualcosa di Luigi Pareyson, di Italo Mancini o se puoi restituire quello che di Alberto Caracciolo ti hanno prestato mentre te nemmeno te lo ricordi che te lo hanno prestato, cazzo dici, Caracciolo ce l'ho ma l'ho comprato io, l'ho preso da Guida, a Napoli, ce l'ho ancora tutto unto perché a Port'Alba mi sono preso una frittatina di maccheroni e sull'autobus ho cominciato a sfogliarlo con le mani sporche. Non ti viene mai di dire: "Scusi, mi richiama tra cinque minuti"?, che se vogliamo sarebbe anche la cosa più intelligente da fare. Hai il sospetto che se lo dici quello ti sgama. Due più due fa quattro. Tutto deve sembrare la cosa più normale del mondo. Enrico Castelli è un grande e questo ritorno di voce serve ad intensificare la sua grandezza, ho tutto di Pareyson ma si scordi pure che le presto qualcosa, vada in libreria o in biblioteca, di Italo Mancini ho qualcosa, ma vale lo stesso discorso di Pareyson per cui non insista, su Alberto Caracciolo: insisto io, lei non mi ha prestato niente e se continua a rompermi la butto dentro e tiro lo sciacquone. La verità è che hai paura di essere preso in giro, sei tutto attento a che non ti scappino rumori, quelli è difficile giustificarli, sudi, ti scoppiano le venazze del collo, ti contorci, moduli la voce alternando acuti a pianissimi, dal bisbiglio, dal rutto, su su fino a Farinelli. L'ultima volta ci sono rimasto male, davvero. Uno mi intrattiene almeno cinque minuti buoni. E io sempre seduto in bagno a fingere la massima tranquillità. Gli studi sulla religione in Italia, esordisce, sia pure da versanti diversi come la filosofia, l'antropologia, la storia delle religioni e la stessa teologia fondamentale, vanno acquisendo una robustezza culturale notevole in questi ultimi tempi. Segno forse che la questione, o meglio le questioni inerenti al fatto religioso hanno maturato una centralità non ricusabile nella nostra congiuntura storica. In effetti, osservo io, tanto nell'orizzonte di un mondo globalizzato, in cui le culture e la loro anima religiosa si lambiscono e si fanno reciprocamente prossime (con gli inevitabili dissidi e incomprensioni che ciò può ingenerare), quanto nello spazio storico, sociale e culturale di una Europa in cerca di un'identità nuova, il fattore costituito dalla religione entra prepotentemente in gioco. Lui intanto già mi liquida, svelto svelto, e mi fa: "Scusi, dottor Cascio, la richiamo. Sa, devo andare in bagno". Click. Ebbene, lo confesso: mi sono sentito un idiota.

Mauro Cascio

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