Eventi & Cultura

Zabaglio e Coffami, lavorare stronca

Un titolo, una provocazione. Tra l'anticonformismo del creativo e discorsi lunghi e difficili come la Pontina

18/04/2008

Tra la barzelletta che apre il volume e quella che lo chiude, in questa raccolta troviamo 23 racconti “lavorati a mano” dall’eclettico artista pontino Angelo Zabaglio, che fa parte del collettivo letterario Anonimascrittori.it, insieme ad Andrea Coffami. Un romano di borgata ci racconta il suo tour nella capitale con un’americana incontrata a due passi dal Colosseo. Giunti alla trattoria “Brutto Anatroccolo” danno il via a una gara in cui vincerà chi sarà in grado di indovinare la parola misteriosa che comincia in U e finisce in O. Intanto, tra una rivisitazione di Cecco Angiolieri, scioglilingua e “storie-antigrammaticali”, ci si imbatte in chi impazzisce all’idea di leccare l’apparecchio per i denti di Laura, chi “corre involontariamente” e chi va alla disperata ricerca del proprio tempo perso e con esso di quel senso della vita che ci sfugge sempre di più. Un libro che spesso scivola nell’avanguardia letteraria, col pregio (ma anche il difetto) di essere senza schemi che limitino l’espressione. Zabaglio, del resto, è noto per la sua originalità e il suo saper/voler provocare (in senso artistico). Quando un certo Cesare Pavese scrisse “Lavorare stanca” non poteva immaginare che saremmo riusciti a fare peggio: perché oggi lavorare stronca, ammesso che si abbia un lavoro nel senso pieno della parola. Stronca soprattutto i sogni di una generazione che non conosce più il piacere di fare progetti, cullare speranze, condividere ideali. Ripensare in modo radicale l’organizzazione del mercato del lavoro sembra diventata una priorità. Ho posto alcune domande a Zabaglio. Nelle sue risposte noterete tutta l’originalità, l’anticonformismo del creativo:
Chi è Angelo Zabaglio? ”Domanda difficile, sono un giovine che per mantenersi nella vita travaglia in un museo a Roma rispondendo al telefono e parlando con le maestre che vogliono delle visite guidate. Diciamo che non me ne frega niente di quest'attività, in più odio i piccoli mocciosi rincoglioniti di oggi, le maestre stupide e i dinosauri che espone il museo. Per il resto dormo sui mezzi pubblici e tento di scrivere ogni tanto qualcosa che mi diverta. Di notte poi mi travesto da donna e vado a fare gli scherzi in giro con le mie amiche. La domanda “chi è Angelo Zabaglio” è mal posta. Non ha senso, o comunque io non l'ho capita, cioè, che vuol dire? Posso dire: cercate su Google, ma sarebbe troppo coatto.”
Chi è Andrea Coffami? ”Andrea è il mio maestro spirituale, un uomo tutto d'un pezzo (‘Visconte dimezzato’ a parte sfido chiunque a trovare un uomo diviso in due). Andrea è un simpatico cinquantenne dadaista che vive in simbiosi con me, dorme con me, si fa il bagno con me, scrive con me e fa l'amore con le persone che dicono di volermi bene. Andrea è amico, è amante, è il mio cane ed il mio padrone. Senza di lui io non esisterei, a lui devo tutto il mio dolore e la mia malinconia, la mia tristezza ed il mio alcolismo. Ora che ci penso, probabilmente senza di lui camperei più felice.”
Perché lavorare stronca? ”Serio: Perché è vero. Quella stronzata che si dice in giro ‘il lavoro nobilita l'uomo’ è un'assurdità paurosa a mio avviso. Molti rivendicano il diritto al lavoro, quando invece dovrebbero rivendicare il diritto a lavorare poco, pochissimo. Il lavoro distrugge i rapporti umani, stressa paurosamente, rende l'unica vita che abbiamo un susseguirsi di azioni che la nostra mente rifiuta, ma che il nostro corpo accetta. Sono belle parole ma purtroppo poi c'è la realtà dei fatti che mi costringe a prostituirmi. Inizialmente il titolo del libro doveva essere “Lavorare stronza”. Un titolo forte ma che ben rappresentava la moderna situazione lavorativa delle donne. Poi per fortuna nessuno si è accorto del refuso ed è uscito “Lavorare stronca”. Alcuni mi han detto che il titolo ricorda un libro di Pavese ma io non ho una gran cultura quindi a me al massimo ricorda un tipo di biscotti (questa probabilmente la capiranno in sei, ma sarà gente fortunata).”
Come sei giunto alla pubblicazione? ”Oh! una domanda seria dove potrò rispondere in modo serio! Collaboravo con l'editore Nicola Pesce già da diversi anni per una rivista storica “Underground Press”. Ed erano anni che avrei voluto pubblicare qualcosa di tutto mio con lui. L'anno scorso, tra mille vicissitudini (ti piace questa parola “vicissitudini”? Non la uso mai) dicevo, tra mille vicissitudini facemmo uscire il cd “Pene” con letture mie di testi miei e musiche di quel gran figo di Marco Russo. E poi Nicola Pesce volle fare il salto e fondò la Casa Editrice Tespi. Mi costrinse a firmare il contratto di pubblicazione torturandomi con delle pinze applicate ai capezzoli. Dopo sei ore cedetti, firmai e mi feci regale le pinze.”
Cosa pensi del sistema editoriale italiano? ”Il discorso sarebbe lungo, complicato e pericoloso quasi quanto la Pontina. Per fortuna mia ho sempre avuto a che fare con editori che non mi hanno mai chiesto un soldo per la pubblicazione. Ho anche ricevuto proposte di pubblicazione da “editori” che mi richiedevano dai 1000 ai 3000 euro per avere scatole piene di miei libri che avrei potuto ammirare provando eccitazione sessuale... nulla da fare, non mi hanno convinto, sono troppo tirchio. Per quanto riguarda i grandi editori (con i quali non ho mai avuto a che fare) credo ci siano state operazioni commerciali interessanti (dai cannibali a Melissa P.) le adoro queste cose. Cioè una ragazzina ha fatto alzare il culo a milioni di adolescenti per farli entrare nelle librerie... bellissimo. Anche se purtroppo io preferisco acquistare libri usati nelle bancarelle, si trovano delle chicche interessanti, dei libelli poetici allucinanti... mi piacerebbe far uscire un libro già usato, sporco, che puzza di vecchio. È un'idea. Per concludere il discorso sugli editori: penso che le tipografie fanno prezzi migliori…”

Fernando Bassoli

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