Eventi & Cultura

L'Ottomana di Gian Luca Campagna

Il futuro – della narrativa, della comunicazione – viaggia sul web

12/03/2008

Il futuro pare che viaggi davvero su web. Battuta alla Catalano a parte, basta dare una sbirciata a www.babelgum.com, ovvero il primo film festival on line, battezzato da un regista del calibro di Spike Lee. Vi hanno partecipato la bellezza di 1.012 produzioni (da 86 paesi) ed è un festival che è nato e che vive completamente on line, creato da una tv planetaria che trasmette, servendosi della tecnologia peer to peer, soltanto via internet e in alta definizione. Il festival permette a tutti i visitatori di prenderne visione gratuitamente ed eventualmente di votare i migliori. I dieci film che raccoglieranno i maggiori consensi per i 7 temi in gara saranno successivamente selezionati da una giuria di esperti e i primi tre di ogni categoria verrano poi analizzati da Lee che ne decreterà il vincitore (a suon di dollari), permettendo loro anche la premiazione al Cannes Film Festival. Quindi un’opportunità decisamente ghiotta e rivoluzionaria per chi magari non è un ‘raccomandato’. L’ideazione di un progetto del genere potrebbe essere trasferita anche nella narrativa. Ammetto di essere tendenzialmente ignorante in materia, non ho né le capacità narrative, creative, fantasiose, originali, singolari e strutturalmente tecniche dell’eccellenza locale che corrisponde al nome dell’Accademico di Borgo Carso, a ragione il miglior scrittore pontino di tutti i tempi, però si potrebbe creare un comitato di ‘scrittorucoli e autorini’ locali per varare un’iniziativa tal dei tali, sempre che non ce ne sia già una similare. Magari si apre un concorso su internet (ce ne sono già a bizzeffe), si delineano una serie di temi ai quali attenersi, ivi comprese le battute, poi i lettori (seriamente, senza clikkare 800 volte come si fa in questi casi) che selezionano i migliori, poscia un autore eccellente (l’Accademico citato ha carisma e competenza, anzichenò) ne decreta l’ulteriore scrematura, indi per cui ecco la partecipazione e la cerimonia di premiazione collaterale a un Campiello o a uno Strega o a un Viareggio. E chi non dovesse essere selezionato è pregato di ritentare, senza sbattere piedi e tempestare di pugni porte e pavimenti, come invece ha fatto il Marco Pannella dei Radicali (ma non sarebbe stato meglio chiamarli Radicali liberi? E qui ogni commento è superfluo) che ha inaugurato il primo sciopero della sete nella storia per le non candidature rispettate in una competizione politica, come se si aspettasse che l’adagio latino ‘pacta sunt servanda’ fosse un concetto a uso e consumo dei politici. Ingenuo e candido. Pensate se dovesse partecipare qualche scrittore del posto, chiamato e venerato come un’eccellenza in segno del suo rubicondo curriculum, e poi una giuria seria e azzimata lo dovesse escludere per manifesta ripetitività dei temi che tratta nei suoi libri. Altro che sciopero della sete! O della fame, cui ci aveva abituato Pannella ai tempi d’oro per battaglie più serie e non per un pugno di poltrone! Il nostro, adirato e contrariato, potrebbe agire come il più feroce dei nazisti che imperversarono nell’Agro Redento durante il secondo conflitto mondiale: aprire idrovore e azionare pompe per annegare di nuovo l’ignoranza locale in una Palude melmosa e nauseabonda.

Gian Luca Campagna

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