Eventi & Cultura

La metro accelera, eccetera eccetera

Puntini di sospensione a seguito di un intervento su ParvapoliS di qualche giorno fa di Massimo De Simone

12/03/2008

Sono appena arrivata nel mio ufficio romano di via Nazionale. Giornata estremamente piovosa e traffico congestionato. Mi concedo un caffè e una lettura “parvapoliana” prima di tuffarmi nelle mie attività. Incappo in un articolo di Massimo De Simone, portavoce del comitato “Metro Bugia”. Prima di dedicarmi a un commento in merito, ci tengo a precisare che vivo in Q4 e che tutte le mattine devo recarmi alla stazione di Latina per prendere un treno che mi porti a lavoro entro le 9.00, pertanto sono coinvolta in prima persona dal progetto in questione. E veniamo alla questione. Non so se tra i delegati latinensi a Padova ci fosse qualche perito, qualche tecnico, magari un geologo o un ingegnere, ma voglio avere la presunzione di ricordare a Massimo De Simone che Latina è una città costruita sulle paludi dell’Agro Pontino circa settanta anni fa, Padova è documentata nel pieno della sua maturità culturale già ai tempi degli affreschi di Giotto, classe 1267 (Basso Medioevo). Parliamo di una città che per aspetti archeologici (e anche politici) può essere paragonata molto meglio a Roma che a Latina. Per questo dato, in primis, non penso che si possa “traslare i dati”, per usare l’espressione di De Simone. Quanto agli errori di progettazione, trovo che questo sia un motivo in più per non prendere Padova come esempio, e mi chiedo se la delegazione abbia autofinanziata il viaggio. A mio avviso è evidente che l’unico lato in comune tra la metro di Padova e il comitato Metro Bugia è la medievalità del pensiero anticolombiano in stile “colonne di Ercole”: nascosta dietro un apparente razionalismo, c’è l’idea che la tecnologia non può migliorare: se una cosa è venuta male a qualcuno distante da noi seicento chilometri (e lontano anche per molti altri aspetti), noi non possiamo farla meglio. Ma se Colombo si fosse arreso, l’America non sarebbe forse stata comunque scoperta da qualcun altro? Col senno di poi si possono affermare tante cose. Per quanto mi riguarda credo che un’analisi corretta di quanto possano servire la metro o il tram al capoluogo pontino lo si possa ricavare, in numeri, dalla quantità di abbonamenti ferroviari annuali e mensili, vale a dire dalla mole di persone che ogni giorno si reca alla stazione di Latina per andare a Roma. Magari confrontare il dato con il numero di abitanti che può raggi ungerla a piedi (nel caso di Padova la stazione è nel centro città e non a circa 8 chilometri di distanza come da noi). La verità è che ogni giorno chi lavora a Roma è costretto ad abbandonare la sua auto in un parcheggio malfamato, un parcheggio dove ogni giorno succede qualcosa e addirittura la gente non se la sente di comprare una macchina nuova proprio perché si arrende all’evidenza del maltrattamento quotidiano che la fiammante auto subirebbe (anche sottoforma di multa). Per non parlare della fila chilometrica che si forma la mattina su ognuna delle strade che conducono ai treni, dove una sola corsia serve camion con rimorchio, nettezza urbana e in qualche caso disperato, bici e motorini, oltre che – da qualche tempo – auto elettriche e i soliti nevrotici automobilisti di sempre. Gli autobus sono praticamente inesistenti, se ti capita di incontrarli, cerchi di superarli anche rischiando il frontale perché rischi di piantarti a 30 all’ora dietro a ogni fermata con il tubo di scappamento nero pece ad altezza finestrino. Ho provato a telefonare al numero delle informazioni dell’A.Co.Tra.L. Non so se sono semplicemente stata sfortunata incappando in un impiegato stacanovista influenzato sul posto di lavoro, ma mi ha risposto una voce annoiata: “mi pare che dal quartiere Nascosa alla Stazione ce passano un par de busse al giorno, ma a che ora non glielo so dì precisamente, dipende dal traffico, io je posso dì solo a che ora partono (più o meno)…”. Quello che serve sono evidentemente corsie riservate, manti stradali senza buche, numerose fermate che, come a Roma, consentano di lasciare del tutto l’auto in garage. E se ci riescono a Roma dove, con i mille reperti archeologici e un’amministrazione affollata da priorità di ogni genere, da qualche decennio il popolo dei lavoratori si muove così quotidianamente, come mai non possiamo riuscirci noi? Non capita spesso di sentir dire che i mezzi pubblici tolgono soldi a una città, come afferma De Simone. Solitamente il valore degli immobili ben collegati c resce, la nascita di un’azienda porta occupazione, gli esercizi commerciali vicini alle fermate ne ricavano un giro di affari maggiore, l’affollamento delle strade che, nelle ore di punta cominciano anche da noi ad assomigliare molto a quelle delle grandi metropoli, diminuisce. Perché invece di andare a contare i passeggeri e i costi a Padova, il “Comitato Bugia” non conta i residenti a Latina che lavorano a Roma, i lavoratori che raggiungono Latina in treno e il numero di aziende che costellano il territorio intorno alla stazione? Mi ricordo il mio insegnante di filosofia alle superiori, che ogni giorno faceva un viaggio della fortuna da Formia. Ma la fortuna gli ci voleva soprattutto da Latina Scalo al Majorana… Forse dovremmo anche contare i Latine nsi che, allo stato attuale, hanno fiducia nei mezzi pubblici cittadini per arrivare a un appuntamento di lavoro, ricordandoci anche che la fiducia è un concetto relazionale. Vogliamo includere nel nostro elenco naïf anche il personale che raggiunge da fuori Latina l’aeroporto militare e i giovani studenti universitari che si recano a Roma per le lezioni e gli esami, i quali, questi ultimi, spesso non hanno la patente o non sono automuniti? Inoltre: non è forse evidente quanta gente si sta trasferendo a Latina Scalo per scavalcare l’ostacolo di dover raggiungere la stazione? Per calcolare quest’ultimo dato basterebbe contare i cantieri di Latina Scalo. Inoltre, e qui rivolgo una domanda non retorica all’amministrazione comunale, tutte le città d’Italia dotate di un migliore sistema di trasporto pubblico, si sono autofinanziate? Insomma: la metro a Roma l’hanno pagata i Romani? Con lo sperpero e la dispersione evidente dei fondi che la Comunità Europea distribuisce alle amministrazioni regionali, perché non arrivano soldi per un progetto che rappresenta la naturale evoluzione di una città che sta velocemente assumendo lo status della metropoli? Il drastico peggioramento nella circolazione veicolare urbana temuto da De Simone mi sembra una tesi assolutamente originale, visto che i mezzi pubblici (con corsia riservata, ovviamente) per loro stessa natura e per loro scopo intrinseco tendono a snellirlo, il traffico. Stessa cosa vale per la penalizzazione dei parcheggi deprecat a dallo stesso De Simone : se a Latina si diffondesse l’abitudine a prendere i mezzi anziché l’auto, non vedo perché ci sarebbe bisogno di tutti questi parcheggi, oltretutto molti sono a pagamento con tariffe che costano all’ora molto più di un biglietto giornaliero del tram. Invito tutti i detrattori del tram a Latina a farsi un giro nel centro di Roma, per verificare quante persone vanno a lavoro con i mezzi pubblici e arricciano il naso al solo pensiero di prendere l’auto… In ultima istanza voglio condividere con i lettori il mio forte sen so ecologico. Sono convinta che il verde di ogni città vada tutelato, ma c’è un discorso a parte da fare sullo scempio degli alberi (pini ed eucalipti) ai bordi delle strade ad alta circolazione. Vi racconterò brevemente la cosiddetta “Vera storia del pino”, già divulgata un paio di decenni or sono, da un équipe di urbanisti della Scuola Normale Superiore di Pisa: il pino (e l’eucalipto per analogia) è un albero pericoloso sotto vari aspetti. Tanto per cominciare ha delle radici fortissime, in grado di aprire squarci addirittura nell’asfalto. A chi non è capitato di attraversare viali alberati con il manto stradale completamente disconnesso? A chi, inoltre, non è mai capitato di veder snocciolare dav anti al parabrezza una grossa pigna che per poco non centra l’auto? Vogliamo parlare della resina? Il suo potere corrosivo è in grado di distruggere non solo la vernice del proprio mezzo, ma soprattutto ogni gentile filo d’erba che potrebbe crescere sul suolo, e gli aghi di pino che cadono dall’alto perfezionano l’opera, comportandosi più o meno come Attila: dove passano non cresce più erba. E infatti: all’ombra di una pineta, qualche lettore ha per caso mai scorto un florido prato verde? Non solo, per tutti coloro che vanno in pineta a ripararsi dall’arsura estiva, si fa qui presente che il pino non è una latifoglia e che i suoi aghi, non solo non ossigenano e non rinfrescano l’ambiente, ma creano un microclima devastan te per chi soffre il caldo, senza contare che di certo non ci si può sdraiare all’ombra del pino senza emulare il fachiro con la schiena punteggiata di aculei. In ultima istanza invito i difensori dell’amato pino a contare i numerosi incidenti con esito anche mortale, di persone che escono fuori strada e incontrano un albero, anche se forse è meglio affermare che in questi casi è l’albero a incontrare l’automobilista… La visione fallimentare secondo cui a Latina non si faranno mai le terme, mai l’aeroporto civile e mai il porto, non mi convince ad arrendermi, neanche sui mezzi pubblici. Trovo che Latina abbia una ricchezza unica al mondo: la giovinezza, associata all’entusiasmo e all’intraprendenza. In settanta anni sia mo arrivati ad essere una realtà che, seppure con delle cicatrici e con qualche tentativo forse non ancora intrapreso nel modo giusto, è una promessa di benessere che non va infranta.

Sara Fedeli


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