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Il militare, un rito iniziatico

Segnava un passaggio fondamentale: dall'adolescenza all'età adulta. Qualche buona ragione per ricordarlo e rimpiangerlo...

06/03/2008

Uno dei riti iniziatici che segnano il passaggio all'età adulta erano i tre giorni del militare. Che poi in Marina non erano mai tre giorni, ma quattro, solo che si chiamavano tre giorni uguale. C'era il debutto in società del tuo migliore amico, che magari qualche esperienza aveva già avuto ma non era mai stato impegnato in fitte e intense attività diplomatiche e sociali e non era mai stato toccato da medici col guanto. C'è un'atmosfera cameratesca, goliardica e complice. E ci sono momenti di terrore puro che ti ricorderai per tutta la vita. Come l'ago del siringone per i prelievi, perché mica te lo mettono piccolo. Ma il sangue te lo prelevano dalla vena, o entrano nel braccio per prenderti quello che scorre nella scapola? Come l'analisi delle urine. Vi giuro, io mi credevo che era una candid camera. Mi ricordo che c'era questa fila indiana, davanti ad un lavabo riparato da due porte a spinta, come un saloon. Praticamente quelli in fila vedevano solo la testa di quello che stava dentro. Il dramma già lo indovinavi da solo, anche a non essere particolarmente intelligenti, perché c'era un bel rompicapo da risolvere. Tu nella mano destra avevi il misuratore in cui dovevi far pipì. Certo, non potevi sbagliarti, dovevi far centro e non aveva l'aria di essere troppo difficile. La particolarità era che il fondo del misuratore non te lo danno piatto, che almeno lo puoi poggiare. No, è tutto bello tondeggiante. Come entri, non c'è problema: lo posi di lato, ti sbottoni con sicurezza, prepari tutto l'armamentario e lo riprendi. Ma dopo? Che cosa si fa, esattamente, dopo? Come ti rendi conto della situazione una gocciolina di sudore incomincia a rigarti la fronte. Perché te ne resti con questa boccettina nella mano destra, che non puoi più posare. Con l'altra mano dovresti lavarti, preferibilmente senza versarti addosso il contenuto del misuratore, tutto questo mentre dietro tutti vedono i tuoi movimenti. Che sono stranissimi, soprattutto quando si tratta di ricomporti. Perché qui o esci fuori e te la fai reggere da qualcuno, e fai tutto bene e in fretta. Oppure sono cazzi. Tu hai sta boccetta sempre nella destra, e con la sinistra devi alzarti le mutande, e questo è facile, poi recuperarti i pantaloni, e qui comincia il virtuosismo, la maestria, perché dopo che faticosamente sei riuscito a portarli ad altezza vita devi riuscire, con una mano sola ad abbottonarti. Perché mica hai tanto culo che sei venuto col girovita elastico. No. Troppo bene t'è andata che hai la zip e un solo bottoncino. Movimenti sussultori col polso ti consentono di riavvicinari i due lembi della patta, così che almeno il traguardo del bottone sembra più vicino. Ma i movimenti sussultori rischiano anche di farti combinare un guaio con il misuratore, perché il tappo mica te lo hanno dato. Hai visto mai che semini pipì dappertutto. Allora provi a fare sì movimenti sussultori, alternati però ad un moto ondulatorio che ha il compito, arduo, di ristabilire l'equilibrio compromesso. Il tutto mentre decine di persone, in fila, ti guardano incuriosite e forse non sanno che analoga sorte toccherà a loro. Tutti i problemi del mondo però tu ce li hai aldiqua di quelle porte a spinta. Il momento delicato, e questo secondo tutte le scuole di pensiero, è però l'ultimo bottone. Che sembra la cosa più facile. Col cavolo. Intanto ti viene forte la tentazione di barare. E di aiutarti con l'altra mano. Così se sbagli ti versi tutto quello da analizzare direttamente sulla patta dei pantaloni. A saperlo prima, la facevi direttamente alla spina e stavi a posto. Con due mani a volte ha bassi gradi di difficoltà fare entrare quel diabolico oggettino in quell'altrettanto diabolica fessurina. Quando hai fretta o hai una mano sola ti sembra sempre che il buco sia troppo piccolo, che si sia ristretto. Qui rischi di fare l'errore più grande: fottertene. Dici: ormai il più è fatto, ti giri eroico con la pipì in mano e immancabilmente, dopo due passi, ti cascano i pantaloni. Quindi sai che l'ultimo bottone ha un'importanza strategica fondante. Diventi cianotico, sudi, fai tutte le smorfie di cui sei capace, che da dietro pensano ti stia venendo un infarto, ti giri, ti contorci, sempre attento a non far cadere nulla, Quando alla fine ce l'hai fatta ed esci fuori trionfante, arriva l'infermiere che ti viene a dare la base di plastica per la boccetta. "Ah, vedo che ha già fatto", ti fa, canaglia. E ti dà pure del lei.

Mauro Cascio

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