Eventi & Cultura

La Revelation Pen

A proposito di corsi d'inglese (e della loro reale efficacia...)

19/02/2008

Ve la ricordate voi la Revelation Pen? C’era un corso di lingue Curcio, che avrò cominciato penso una dozzina di volte e non ho mai finito. Forse la prima volta che è uscito ero alle elementari. Ci ho riprovato alle medie. Alle superiori mi venne la tentazione di completare l’opera, e ci sono riuscito forse per una buona metà. Pure al militare m’era venuta voglia di rinfrescare il mio inglese. Anzi, per fare il poliglotta ho comprato anche una decina di fascicoli del corso di francese, i primi due del corso di spagnolo, uno di tedesco e persino Il Russo per tutti, che ho impiegato un mese per imparare a scrivere in Cirillico, mi sono fermato due settimane e ho dimenticato tutto. Ma com’era bello il corso d’Inglese. Aveva tutte copertine azzurre e luccicanti, le musicassette che ti dicevano che the pen is on the table e te lo facevano ripetere dieci, venti, trenta volte, sempre sta pen che era on the table, e poi te lo chiedevano: where’s the pen? E tu tutto infiammato e contento perché la risposta la sapevi: the pen is on the table, me lo hai detto tu per venti minuti, non saprò l'inglese ma mica sono deficiente. E mamma guardava contenta. E tu tutto compìto e impegnato. Poi te ne andavi in giro per strada, per negozi, tutto fiero di sapere questa cazzo di frase in inglese, anche se non trovavi mai l’occasione per dirla. Ricordo la prima volta che ho incontrato un inglese vero. Tutto per me. Ero emozionato. I miei genitori mica se li fanno i cazzi loro. Dicono: nostro figlio sa bene l'inglese. Solo perché mi sentivo le cassettine sapevo bene l'inglese per loro. Si chiama Mauro, gli fanno all’inglese. I genitori quando fanno danno manco se ne accorgono, perché se glielo hanno detto loro che mi chiamo Mauro mi hanno già bruciato un terzo della conversazione che posso fare. My name is Mauro. Quello mi risponde: How do you do? Che per le mie competenze linguistiche era una domanda troppo complessa. Cioè, per me era proprio una domanda sbagliata. Cazzo vuol dire How do you do? Per la Curcio mi devi dire How are you, oppure How are you doing. Io ti rispondo Fine thank you, dopo di che tocca di nuovo a te. E magari mi devi chiedere l’età. How old are you? E qui ti rispondo io. Invece questo no: How do you do? Io gli ho sorriso... Ho anche fatto sì con la testa, ma non per rispondere sì, solo per far vedere che avevo capito la domanda. Mamma dice che ho anche brofonchiato qualcosa, che ai miei genitori parve essenziale: la prova provata che stavo parlando in inglese. Io nuotavo in questo oceano di imbarazzo, perché comunque toccava a me, e mica gli potevo chiedere: where is the pen? Non sai where is the pen? Ma dove hai studiato inglese, ignorantone che non sei altro? Io già allora dovevo capire che questi corsi di lingue, stringi stringi, rischiano di essere parecchio limitati. Ma non mi importava. Perché c’erano allegre canzoncine che imparavo a memoria. Io mi credevo che era una cosa fica, ma mica tanto. Perché andavo sì a scuola a cantare ai miei compagni “Hallo Mary, hallo, hallo. Hallo Mary, hallo. Hallo Mary, is so nice to meet you. Hallo Mary, Hallo” e quelli, che non stavano studiando sui corsi di lingue Curcio, mi cantavano Yesterday dei Beatles o Bob Dylan. Quasi nessuno mi dava soddisfazione. Solo Andrea, che all’epoca era il mio compagno di banco, una volta mi disse: carina, di chi è, di John Denver? Mai capito se gli sembrava davvero folk o mi stava prendendo per il culo. Ma la cosa che mi piaceva davvero di quei corsi di lingua, e che ha segnato per intero tutta la mia adolescenza, era la Revelation Pen. Dopo ogni lezione c’erano queste due pagine gialle che ti riempivano di domande. Tu andavi con questa penna a batteria nel pallino con la risposta che ritenevi esatta e se la risposta era esatta per davvero la punta della penna si accendeva. Where is the pen?, c’era scritto sopra un disegno che ti faceva vedere sta cazzo di penna e sto cazzo di tavolo, come se dopo tutta la lesson non fosse ancora chiaro dove stava. Tu appoggiavi la Revelation Pen sul pallino accanto alla risposta “The pen is on the table” e quella si illuminava. Dio, che bella, me la sogno ancora. Ho anche provato a cercarla su ebay. Pure non funzionante. Ora sto comprando a mio figlio Welcome to English, che è il corso De Agostini proposto con la Repubblica. Hai visto mai che dovesse incontrare un inglese vero, o che gli venga voglia di leggere John Toland in lingua originale. C’è un Dvd dove puoi vedere una sit-com gradevole, che si chiama extr@, un libro dove studi anche la grammatica, un Cd-Audio in cui fai esercizi di comprensione e ti alleni sulla tua pronuncia, un Cd-Rom che misura i tuoi progressi con i test. Tutto efficace, a quanto pare. Se questo incontra un inglese vero forse due parole riesce a dirle. Io per sicurezza non glielo dico che si chiama Alessio. Però, Alessio, mi dispiace: a te la Revelation Pen non te l’hanno data.

Mauro Cascio


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