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Elezioni, capi e code

Ecco a Latina gli scenari immaginabili e possibili

09/02/2008

Siamo al gioco dei pronostici: chi sarà candidato al parlamento? Giochiamo anche noi. Facciamo il gioco ad esclusione. Non sono della partita quelli che hanno già piu’ potere e prestigio dei parlamentari. In parlamento sei uno su mille, sindaco e presidente della provincia sei primo senza altro sopra di te. Nel senso che uno come Vincenzo Zaccheo, sindaco di Latina, che il parlamentare lo ha già fatto e per tre volte non avrebbe stimoli a “tornare”. A Roma alza la mano, a Latina è sovrano (nel senso che non riconosce sopra di se alcuno). Zaccheo ha poi un impegno d’onore con i suoi concittadini che leggerebbero l’andare a Roma come una sorta di mancanza, di parola non onorata. Cusani? Ha davanti altri 6 anni di governo della provincia, anche a lui il parlamento sta stretto. Due esclusi per ruolo. C’è poi il nodo dei parlamentari che sono al 4 mandato: Pedrizzi, Conte, Burani, Sesa Amici (tre). Qui vale l’orientamento dei singoli partiti, il Pd esclude il quarto mandato, per gli altri questo non c’è ma non c’è neanche l’automatismo della conferma. Difficile non ricandidare Fazzone, era quinto al senato, ora potrebbe scalare posizioni. Per lui è importante riesserci per poter svolgere un ruolo per la corsa alla presidenza della Regione Lazio. Per gli altri due parlamentari azzurri conta molto il peso specifico che hanno a Roma, quello della Burani è in declino, era vicina ad Adornato, forte la posizione di Conte da sempre amico di Tremonti, tra i primi 4 leader del partito alle spalle del Cavaliere. Non ci sono, poi, appetiti parlamentari azzurri. An ha un peso specifico maggiore rispetto a 2 anni fa, è la federazione più forte del Lazio e potrebbe aspirare a raddoppiare la rappresentanza. I colonnelli sono lì e studiano da generali: Giovanchelli, Guercio, Di Giorgi, Bianchi, Galetto. A sinistra? Veltroni studia da Obama, non puo’ permettersi ritorni al passato, Moscardelli è l’uomo che meglio interpreta questa fase: giovane (per un politico), non comunista, capace di stare nel territorio. La sinistra avrebbe una rappresentanza parlamentare viva, dopo l’assenteismo territoriale della Amici. Una risorsa aggiuntiva per non restare isolati. Nell’Udc, Forte non ha rivali, distribuisce le carte e gioca. Non è intenzionato a passare la mano, solo Formia lo alletterebbe, ma non è possibile rompere su questo il centrodestra. Quindi? Forte torna al senato. Per gli altri è difficile, anzi impossibile.

Lidano Grassucci

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